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sabato 5 marzo 2011

Pizzelle abruzzesi (mamma docet)

Passato il periodo di relativo scoglionamento che mi ha tenuta lontana dai fornelli - perchè del resto anche per creare qualcosa di buono occorre avere il giusto mood - ritorno prepotentemente in sella con uno dei grandi classici della mamma, le pizzelle (note ai più come ferratelle) abruzzesi.

E allora questo pomeriggio, dopo aver mantenuto una corrispondenza strategica con un paio di recruiter inglesi, perchè "London calling", ora come non mai, e prima di rituffarmi a pesce sullo studio dei preventivi del nostro viaggio di nozze sui generis, mi sono concessa un'oretta di svago dolciario, preparando proprio questa splendida specialità, in onore delle mie origini majellesi.

La preparazione di questo dolce presuppone l'utilizzo di un apposito ferro elettrico, adatto a conferire a questa sorta di frittelle la loro caratteristica forma. Credo sia leggermente difficile da trovare, però, in negozi di casalinghi comuni, fuori dal territorio regionale.

Ad ogni modo, ecco la ricetta per una quarantina di pizzelle:

6 uova medie
6 cucchiai rasi di olio di semi
6 cucchiai rasi d'olio d'oliva
6 cucchiai di zucchero
6 cucchiai colmi di farina 00 setacciata
la buccia grattugiata di un limone bio
olio q.b per continuare a ungere il ferro da pizzelle, man mano

La preparazione è piuttosto semplice: basta montare a neve ferma (io ho usato le fruste elettriche) i 6 albumi, quindi incorporare poco per volta i tuorli, lo zucchero, l'olio, la farina e la buccia del limone.
La pastella così creata va versata, con l'ausilio di un mestolino, e solo poco per volta, al centro del ferro aperto e preriscaldato. Chiudendo il ferro e aspettando qualche secondo prima di riaprirlo e staccare la singola pizzella, il calore avrà fatto il suo lavoro condensando il composto.

Consiglio vivamente di mangiare le pizzelle entro un paio di giorni, quando ancora sono fragranti. Spalmate di marmellata di more casalinga o di nutella sono veramente la colazione ideale.


giovedì 29 luglio 2010

The Rock and Sole Plaice: Fish and Chips come piace a noi

Grazie della foto al dolce Sergio ; )
Avrete probabilmente capito che questo, per me, non è il momento migliore per curare con assiduità il blog. Lo spostamento nelle terre del Nord (Milano) e l'iperlavoro rendono certamente più difficile stare dietro ai miei hobbies come vorrei. Mi riprometto, entro qualche settimana, di riprendere in mano le redini con maggiore costanza.

Ma il fatto di aver lavorato come una matta non ha implicato la rinuncia, durante il week end, a qualche giretto interessante. Mi riferisco, in particolare, all'ultimo fine settimana, che ho trascorso a Londra con fidanzato e amici. Siccome ogni scusa è più che buona per mangiare ed esplorare tramite il gusto le tradizioni e cogliere le atmosfere di un luogo, mi fa molto piacere condividere con voi una vecchia conoscenza: si tratta di un posticino, trovato grazie alla spettacolosa guida di Londra della Lonely Planet, collocato in zona Covent Garden. Il locale in questione è The Rock and Sole Plaice e offre la possibilità di assaggiare dell'ottimo pesce (sogliole, razze, merluzzo, stoccafisso) fritto in una spessa copertura di pastella, servito con le immancabili patatine fritte, da non confondersi assolutamente con le più sottili french fries. Il tutto, secondo la più ortodossa delle tradizioni inglesi. 

Sebbene ci fosse la possibilità di prendere un cartoccio al volo e mangiare per strada, io ed il resto della ciurma abbiamo preferito sederci ai tavoli di legno all'aperto e goderci il sole e l'arietta deliziosa. Tutti abbiamo optato per il merluzzo. Croccante, bollente e peccaminosamente "unhealthy".

The Rock & Sole Plaice
47 Endell Street
Covent Garden
London




domenica 2 maggio 2010

Brownie marmorizzato al burro d'arachidi

Eccovi una variante del brownie che ho scovato curiosando tra le ricette delle mie bloggers preferite. Questa è di qualche mese fa, tratta dal sito di Genny. Perchè tutti questi brownies concentrati in così poco tempo, si chiederà qualcuno... E' molto semplice: trovo che sia una ricetta ottima per smaltire il surplus di uova di pasqua che ci riempiono casa da marzo all'inizio dell'estate (a casa mia capita , perchè ne ricevo ancora tante, quasi fossi ancora una bimba). In più, è semplice, veloce da preparare e non mi toglie troppo tempo in questi giorni, che sono occupatissima al lavoro fino a tarda ora e contemporaneamente devo pensare ad organizzarmi per il week end a Londra e per il viaggetto a New York di fine mese... Eccola:


Ingredienti

115 gr di burro
170 gr cioccolato fondente
70 gr farina
20 gr cacao amaro in polvere
1 bustina di lievito per dolci
1/4 di cucchiaino di sale
120 gr di zucchero di canna
3 uova
1 bustina di vanillina

Per la copertura al burro d'arachidi
50 gr burro fuso
40 gr zucchero bianco
200 gr  di burro d’arachidi
1 pizzico di sale

Preriscaldare il forno a 160° e imburrare della carta da forno, posizionandola all'interno di uno stampo per plum cakes.  Far fondere il cioccolato con il burro, lasciar freddare, quindi unire la farina setacciata, il lievito, il sale e lo zucchero. Per concludere, aggiungere la vanillina.

Preparare la copertura, mescolando tutti gli ingredienti tra di loro fino ad avere un impasto liscio. Il burro d'arachidi, per altro, ormai si trova facilmente anche al supermercato. Io preferisco la varietà non perfettamente liscia, che permette di sentire la consistenza croccante delle noccioline sotto i denti.

Versare un terzo dell’impasto al cioccolato nello stampo, coprire con parte dell'impasto al burro di arachidi, poi aggiungere dell'altro impasto al cioccolato e finire con la restante crema al burro d'arachidi. Mescolare con un coltello per creare l’effetto marmorizzato. Infornare per 45 minuti , poi lasciare raffreddare a tagliare a quadrotti.

domenica 18 aprile 2010

Breakfast time con la marmellata di limoni, cannella e chiodi di garofano


Cambiamo un attimo genere e passiamo a qualcosa in cui effettivamente non mi ero mai cimentata prima: la preparazione della marmellata. La scelta è caduta sui limoni per almeno un paio di motivi, intanto perchè la coppia di amici che ci ha ospitati settimana scorsa ce ne ha regalata una discreta quantità, colti direttamente dal loro alberello in giardino. Poi, perchè trovo interessante l'accostamento del sapore aspro del limone con la dolcezza pastosa della cannella. Con dieci limoni medio piccoli (belli, profumatissimi), ho ricavato tre barattolini di marmellata.

Ingredienti

10 limoni medio piccoli bio
300 gr di zucchero bianco
200 gr di zucchero demerara non raffinato (o zucchero di canna)
1 cucchiaino raso di cannella in polvere
1 bustina di fruttapec 1:1
4 chiodini di garofano

Di per sè l'operazione è meno complessa di quanto immaginassi. E' solo lunga e discretamente noiosa. Quindi, se già vi ho scoraggiati, optate direttamente per altri tipi di frutta. I limoni, infatti, vanno pelati, ma non solo, occorre rimuovere bene, nei limiti del possibile,  la parte bianca della scorza, che è amara, e che rovinerebe tutto. Per non parlare dei semini, ne avrò levati una cinquantina. Poi bisogna tagliare a tocchettini piccoli quello che rimane dei vostri limoni (vi assicuro, con tutto quello che ho scartato, la quantità si è dimezzata). Fatto questo, con le manine ormai diventate giallo simpson, versate tutto in una pentola antiaderente alta e unite, a freddo, la pectina. I puristi sono autorizzati ad inorridire, ma se già è stata dura di suo, perchè non dare una mano alla natura e rendere tutto un pochino più semplice almeno in questa fase ; )? 

Si mette la pentola sul fuoco, unendo la cannella ed i chiodi di garofano e si mescola finchè quella che comincia a prendere la forma di una sorta di marmellata comincia a  bolllire per un minuto o poco più. A questo punto si versano nel calderone bollente gli zuccheri e si continua a mescolare per altri tre-quattro minuti. La marmellata praticamente è pronta, è il momento di versarla, ancora caldissima, nei barattoli sterilizzati. Si chiude ogni recipente con il suo tappo pulito, si capovolge e si tiene in questo modo finchè  non avrà raggiunto la temperatura ambiente. Ah, dimenticavo, per sterilizzare i barattoli basta lavarli bene (e pulire bene anche i tappi), asciugarli e metterli in forno a 100° per un'oretta. 

Secondo me, spalmato sul pane questo bel nettare che lo zucchero di canna e la cannella hanno contribuito a rendere color ambra può fornire un valido contributo nella realizzazione della colazione dei campioni ; )!



martedì 6 aprile 2010

Pic nic di Pasquetta con il Brownie

Auguri in ritardo! Insomma ieri, sperando in un tempo abbastanza clemente, io ed il mio fidanzato abbiamo deciso di aggregarci al suo fratellino con relativa morosa per la classica gita fuori porta di pasquetta. Inutile dirlo, ha piovuto tutto il tempo. O meglio, attaccava a piovere ogni volta che mettevamo piede fuori dalla macchina. Non tanto, eh... Giusto quanto bastava per sottolineare che anche se eravamo una bella compagnia di stupidotti pronti a divertirci, non proprio tutto poteva dipendere dalla nostra volontà di fare festa.

A parte questo, il paesino meta della nostra scampagnata è stato Civita di Bagnoregio, un borgo medievale arroccato su un'altura rocciosa, ormai quasi del tutto spopolato, in provincia di Viterbo. E lì, ho colto l'occasione per acquistare una grappa al miele (buonissima!) ed una bottiglia di liquore alle erbe aromatiche che mi ispirava particolarmente, il tutto prodotto da un vinicultore del luogo.

Approfittando di un raro momento di tregua dalla pioggia, abbiamo consumato un pranzetto goloso, anche se sufficientemente frugale, a base di panini fatti in casa, torta salata e l'immancabile brownie, dolce adatto allo smaltimento delle quantità industriali di cioccolata che girano per casa in questo periodo festivo.

Questa ricetta, in particolare, mi è stata fornita dalla mia amica Raffaella e, a mio parere, dà proprio il meglio di sè quando viene servita calda e accompagnata da una pallina di gelato, gusto caramello o crème brulée.

Ingredienti

250 gr di cioccolato fondente
150 gr di burro
3 uova
150 gr di zucchero
60 gr di farina
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale

Ho messo a fondere in un pentolino antiaderente il cioccolato con il burro e, nel frattempo, ho sbattuto bene le uova intere con lo zucchero ed un pizzico di sale. Ho quindi unito a questa sorta di zabaione la farina setacciata con la vanillina ed il cioccolato fuso. Per finire, ho infornato il tutto in uno stampo da plum cake precedentemente rivestito di carta da forno imburrata. Il trucco per un buon brownie è la consistenza del composto, che dev'essere perfettamente liscia e priva di grumi e la temperatura del forno, che occorre accendere con un certo anticipo, regolandolo alla temperatura di 180°. Tenendo il dolce in forno per circa trenta minuti, la consistenza sarà compatta e deliziosamente "screpolata" esternamente, ma ancora praticamente liquida all'interno. Per quanto mi riguarda, questo è il giusto punto di cottura del brownie. Chi gradirà un dolce più compatto. dovra soltanto tenerlo al caldo per almeno una decina di minuti in più. Ma a quel punto il cioccolato avrà perso il suo aspetto di lava incandescente e, con esso, se ne sarà andata parte del divertimento. Un dessert davvero peccaminoso, ma per appetiti robusti... come noi quattro ; )

sabato 27 marzo 2010

Quesadillas of Love!

Sapete che c'è di nuovo? Oggi non si cucina. Stamattina io ed il mio Biondo ce la siamo presa molto comoda, ora abbiamo voglia di rilassarci e riposarci perchè la settimana è stata pesante per entrambi, ma nonostante tutto ci sono state coccole, chiacchiere e le chiacchiere sono state così proficue, così piacevoli, e hanno portato a conclusioni così interessanti che sono di ottimo umore... In più sta anche uscendo il sole.

Quando le condizioni sono così favorevoli, sarebbe un peccato rovinare tutto non cedendo all'autoindulgenza. E allora stasera andremo di Quesadillas, gustosissime piadine alla maniera messicana. Caloriche, ma tanto ho già perso 4 kg in due mesi, quindi lo strappo alla regola è ampiamente concesso!

La ricetta è quella della nostra cuocona inglese Nigella. Enjoy this!

martedì 23 marzo 2010

I calzoni al forno con l'impasto di mamma

E finalmente arriviamo al tasto dolente dei lievitati. La ricetta che vado a proporre, almeno per quanto riguarda la pasta, si tramanda di madre in figlia nel ramo abruzzese della mia famiglia. Era la ricetta con cui mia nonna preparava le "pizz'onte", gustosissime frittelle a base di impasto per la pizza, che permette a mia madre di sfornare una la splendida pizza, spesso con pomodoro, mozzarella, tonno e verdure, la cui sporadica mancanza sulla tavola la domenica sera provoca sempre grandi proteste da parte mia e del mio babbo (viziati!) e, molto più modestamente, con cui io mi diverto a creare dei piccoli calzoni aromatici da servire bollenti, ogni volta che ci viene voglia.

Perchè tasto dolente, allora? Semplicemente perchè padroneggio ancora in maniera incerta l'arte dell'impasto di preparati come pizza, focaccia et similia e ammetto che ancora oggi all'idea che la pasta venga grumosa, non disponendo ancora di una planetaria, o che lieviti troppo poco, o che rimanga troppo secca, mi vengono i sudori freddi. La materia è ostica e spinosa, gli impasti sono creature delicate, che si inalberano per un nonnulla, rovinando la preparazione di una buona pizza. 2 cucchiai di acqua di troppo o una cucina non abbastanza calda rischiano di mandare in malora la fatica di mezzo pomeriggio. Occorre cautela e sangue freddo, per come la vedo io. Ma prima o poi riuscirò a padroneggiare la materia con la stessa nonchalance di mia madre, che sfoggia sempre robetta meravigliosa, senza perdere un colpo.

Dunque l'altra sera, appena ristabilita da una brutta influenza di stomaco, e con la fame nera di chi per due giorni si è nutrito solo di riso bollito e insalatina, ho pensato di preparare per cena dei calzoni ripieni (non fritti, ma al forno, stavolta mi sono data una regolata). Ecco a voi cosa ne è venuto fuori!

Ingredienti (per circa 8 calzoni)

1 kg di farina 00
2 cubetti di lievito di birra
acqua tiepida qb
80 gr di strutto (in mancanza, va bene anche il burro)
30 gr di sale
20 gr di zucchero

per il ripieno

2 mozzarelle
200 gr di prosciutto crudo

per la copertura

3 cucchiai di olio evo
2 mazzetti di rosmarino fresco
2 cucchiaini di origano essiccato

Creando la consueta fontana e aggiungendo il sale per ultimo, si impastano bene gli ingredienti. Solitamente odio chi, nel proporre una qualsiasi ricetta, non scrive le dosi precise ma davvero, in questo caso, non è possibile fare una stima precisa dell'acqua tiepida necessaria. Dipende essenzialmente dalla farina che utilizzate e dalla sua capacità di assorbire i liquidi. Per non sbagliare, consiglio di cominciare con una grossa tazza da caffelatte colma, in cui far sciogliere i due cubetti di lievito, cominciare ad impastare con questa, aggiungendone poca alla volta ed, eventualmente, aumentare la dose, ma sempre procedendo per gradi. Il concetto è i"mpastare - aggiungere acqua - impastare - aggiungere acqua", finchè la pasta non raggiunge la consistenza giusta, che è nè troppo molle, nè troppo secca, ma umidina al punto giusto, elastica e liscia come il sedere di un bambino piccolo.

Questa bella palla liscia (stavolta mi è venuta proprio bene, constato con un sospiro di sollievo) la metto a riposare un'ora dentro il forno spento ma caldo. La reimpasto altri due minuti e la rimetto a riposare, ancora una volta, per una mezz'oretta. Quando la croce che ho creato col coltello non è più visibile, significa che l'impasto è pronto. Posso a questo punto accendere il forno a 220°. Ricavo 8 palline che stendo col matterello, al centro delle quali posiziono qualche cubetto di mozzarella e un paio di fette di prosciutto crudo, quindi chiudo i calzoni come se stessi creando dei grossi ravioli, facendo attenzione che restino sigillati e non fuoriesca nulla.

Sistemo i calzoni, che già hanno un bell'aspetto tronfio e morbido, su due placche da forno, precedentemente coperte dall'apposita carta, quindi li spennello con l'olio d'oliva e li cospargo di origano e rosmarino tritato col coltello. Trenta minuti in forno e, appena la pasta comincia appena a colorirsi, la nostra cena è pronta. Mi piace mangiare sul letto, con una birra belga nella destra e la sinistra che impugna un calzone caldo. Qualcuno lo definirebbe un modo cialtronesco di affrontare il momento del pasto, ma tant'è ; )

lunedì 22 marzo 2010

Dolci scambi: crostata alla ricotta e cioccolato

Adoro avere qualcosa di dolce da mettere sotto i denti quando torno da un viaggio, o anche solo dalla scampagnata di un giorno. Sabato, con un paio di amici, abbiamo trascorso la giornata a Orvieto, approfittando del Fantasy Horror Award, prima manifestazione del suo genere in Italia, per riuscire finalmente a visitare questa deliziosa cittadina medievale, per altro vicina alla Capitale o, almeno, a un'ora e mezza di macchina da casa. Nota assolutamente positiva, assieme alla bellezza del Duomo e della Rocca, è stata il pranzo meraviglioso in un locale segnalato dalla Guida del Gambero Rosso, Piazza del Popolo, collocato appunto nell'omonima piazza. Quegli Umbrichelli al tartufo nero, che meraviglia! Be', ho gradito così tanto che merita un minimo di pubblicità... E poi è sempre bello incontrare persone che amano il proprio lavoro, come il cuoco/proprietario, che è venuto direttamente al nostro tavolo per fornirci qualche piccolo consiglio e spiegarci i piatti della tradizione e quelli riveduti e corretti. E' sicuramente di ispirazione per chiunque ami la cucina!

Ad ogni modo, tornando a casa ho imballato e imbustato una crostata preparata la sera prima, per fare in modo che il mio moroso potesse portarla a casa dell'amico che lo ospita in occasione delle partite della Roma. Con la mamma di Marco, l'amico in questione, ormai, si sta instaurando un proficuo do ut des in materia dolciaria: siamo contente di scambiarci ricette e fette di dolce in cambio di chicche e consigli. Per rispondere adeguatamente ad un piccolo cadeau a base di muffins al cacao, ho confezionato in suo onore una bella crostata con ricotta, pere grattugiate e gocce di cioccolato. Ora scusate, vado ad estrarre i calzoni dal forno, e vi lascio con la ricetta.

Ingredienti

120 gr di farina per dolci
100 gr di zucchero
125 gr di burro leggermente salato
1 uovo
2 tuorli
scorza grattugiata di un limone

Per il ripieno:
200 gr di ricotta di mucca
80 gr di gocce di cioccolato
2 piccole pere coscia
1 cucchiaino di bourbon
2 cucchiai colmi di zucchero
1 tuorlo per spennellare la frolla

Ho creato sul tavolo della cucina una piccola fontata con la farina, lo zucchero ed il burro ammorbidito, al cui centro ho posto l'uovo intero, i tuorli e la scorza grattugiata di un bel limone bio. Il burro che uso per queste preparazioni è il classico danese Lurpak, leggermente salato, che permette di evitare anche il solito pizzichino di sale di rito. Ho impastato velocemente in modo da ottenere una palla liscia ed elastica (come dice chi ne sa, della stessa consistenza del lobo dell'orecchio), che poi ho avvolto nella pellicola per alimenti e riposto una mezz'ora in frigo.

Nel frattempo ho acceso il forno, portandolo alla temperatura di 200° e mi sono dedicata al ripieno, passando dell'ottima ricotta di mucca nello schiacciaverdure, o schiaccia patate, come vi pare. Nella stessa ciotola in cui ho fatto colare la mia ricotta ho aggiunto due piccole pere coscia grattugiate - le pere coscia, a mio avviso, hanno proprio la dolcezza giusta per la preparazione di un dolce come questo - le gocce di cioccolato e lo zucchero, quindi ho lavorato gli ingredienti con una spatola, fino ad ottenere una bella crema liscia. Da ultimo, ho versato giusto un cucchiaino di bourbon Vecchia Romagna.

Finalmente, ho steso la pasta con il matterello, creando un disco alto circa 5 mm, che ho debitamente bucherellato con la forchetta e posizionato, su carta da forno, in una tortiera dal fondo estraibile di 20 cm di diametro. All'interno ho spalmato il composto a base di ricotta, terminando con delle piccole decorazioni a griglia fatte pasticciando con la raganella e la pasta frolla avanzata, che ho spennellato cun un tuorlo d'uovo prima di infornare. Via al caldo per non più di 25-30 minuti, et voilà! Fonti ben informate rivelano che la crostata sia finita in men che non si dica ; )

lunedì 15 marzo 2010

Try a little tenderness: il Mont Blanc

Non c'entra un gran che con la prossima ricetta, ma volevo assolutamente condividere con voi la grande gioia che mi assale ogni volta che penso al nuovo ristorantino cino-giapponese che ha aperto proprio qui all'angolo e che potrebbe salvarmi in corner in più di un'occasione; per esempio, quando torno troppo tardi dall'acquagym per aver davvero voglia di cucinare - eh sì, capita anche ai migliori. Se poi si tratterà di vero amore o di un fuoco di paglia, lo scopriremo solo col tempo. Quanto meno i menù, tanto quello cinese, quanto quello nipponico, sembrano abbastanza promettenti, ed il fatto che il ristorante in questione prepari anche piatti d'asporto da portare comodamente a casa di certo costituisce un forte incentivo.
Ma ora parliamo di cose "serie": può mai essere domenica senza che a fine pranzo venga servito il dessert? La domanda è un tantino retorica, ma serve a introdurre il dolce che ho presentato al mio entusiasta assaggiatore ufficiale (anche conosciuto come il mio fidanzato). Avevo delle castagne già lessate e pronte per l'uso in freezer e mi sembrava il momento di utilizzarle e liberare un po' di spazio per i già menzionati hamburger fatti in casa dalla mia mamma. La scelta di preparare un mont blanc, quindi, si è rivelata quasi obbligata... Senza contare che si tratta del dolce preferito del suddetto assaggiatore! Ecco che quindi ho fatto di necessità virtù, sperimentandomi per la prima volta nella creazione di questo morbidissimo dessert, leggermente fuori stagione ; ) Inutile precisare che questo piccolo mont blanc (piccolo, sì, perchè avevo solo 300 grammi di castagne) è finito nell'arco di una serata! Le dosi qui sotto vanno bene per una coppia di golosastri come me e la mia dolce metà.

Ingredienti

300 gr di marroni o grosse castagne
250 ml di latte intero
1 cucchiaino raso di cacao in polvere
75 gr di zucchero
1/2 bicchierino di rum
200 ml di panna montata
100 gr di meringhe
qualche violetta candita per guarnire (facoltativa)

Anche in questo caso la comodità di avere qualcosa di già cotto e pronto in freezer è stato un fattore determinante. Nel caso in cui non si fosse così fortunati, poco male, basta avere un'oretta di tempo in più a disposizione per lessare e sbucciare le castagne. Il procedimento infatti prevede che i marroni, o le castagne, appunto, sui quali saranno state applicate delle piccole incisioni, vengano messi a cuocere per 40/50 minuti in una pentola, appena coperti d'acqua e quindi sbucciati e privati anche della pellicina scura interna. Saltato grazie al cielo a pie' pari questo step, ho semplicemente messo a cuocere ulteriormente le castagne nel latte per una ventina di minuti, fino a quando le ho sentite tenere sotto il cucchiaio di legno. Naturalmente questo passaggio è indispensabile, a prescindere dal fatto di avere le castagne già pronte, o di doverle prima far cuocere in acqua. Una volta morbide, quindi, le ho passate nello schiaccia patate ed ho mescolato la purea così ottenuta, una volta fatta freddare a temperatura ambiente, con il rum, lo zucchero ed il cacao in polvere. Ho lasciato raffreddare ulteriormente il composto in frigo per circa un'ora, in modo da fargli assumere consistenza e, da ultimo, l'ho ripassato nello schiaccia patate così da ottenere tanti simpatici vermicelli. Per concludere, ho servito il mont blanc utilizzando una formina tonda e decorandolo con sbuffi di panna montata, e circondandolo con meringhe sbriciolate e violette candite (anche queste ultime frutto dell'ultimo raid da Castroni). Come direbbe Julia Child, "Bon appetit!"

sabato 27 febbraio 2010

Insalata di zucchine e noci pecan

Buongiorno! E' un sabato radioso e quasi primaverile e non vedevo l'ora di cominciare a fare sul serio, postando i due deliziosi contorni preparati per la cena di ieri. Iniziamo con quello forse più sfizioso, cioè l'insalata di zucchine con noci pecan. Un piccolo passo indietro. Le noci pecan, queste sconosciute. Si tratta semplicemente di una qualità di noci (per la verità da noi è piuttosto difficile trovarla) originaria dell'America settentrionale, particolarmente ricca di grassi... E questo la rende terribilmente buona, ahinoi. Non è che queste piccole meraviglie si differenzino molto dalle comunissime noci del supermercato, solo, hanno un colorito un po' più scuretto ed il gheriglio di una forma leggermente più stretta e allungata. Chiusa questa parentesi, se non riuscite a trovarne al supermercato o in frutteria, o magari in uno di quei bellissimi empori "coloniali" che vendono prodotti particolari da tutto il mondo, potete tranquillamente optare per le noci comunemente in commercio, nessuno dei commensali potrà aversene a male ; ). Altra doverosa precisazione, l'ispirazione per questa ricetta mi viene dalla bravissima Arietta: l'altro giorno sfogliavo un po' le pagine del suo blog per trarne ispirazione ed ho trovato un'insalata molto simile, soltanto fatta con patate e pinoli. Io l'ho solo alleggerita un filino, togliendo il mio tubero preferito e sostituendo i pinoli tostati con le mie amate noci pecan. La dose di seguito è per la classica famigliola di 4 persone.

Ingredienti

1 scatoletta grande di tonno
3 zucchine
100 gr di noci pecan
sale
pepe
olio evo di quello buono
foglioline di maggiorana fresca a piacere

Ho tagliato le zucchine con un pelaverdure, creando delle striscioline piuttosto sottili, quindi le ho passate sulla griglia rovente, precedentemente unta d'olio. Basta un minuto o poco più, perchè la verdura deve mantenere una consistenza croccante (e del resto credo di parlare a nome di tutti quando dico che sentire la consistenza moscetta di zucchine & co sotto i denti non fa piacere a nessuno). In una capace insalatiera ho unito quindi le zucchine al tonno scolato e sbriciolato e ho aggiunto le noci pecan tritate molto grossolanamente. Un pizzico di sale e una grattata di pepe e l'ultima cosa è stata irrorare con un filo d'olio di quello buono, giusto perchè ho la fortuna di avere la mamma abruzzese che non mi fa mai mancare la scorta di olio del frantoio. Qualche fogliolina di maggiorana fresca sbriciolata a mano ed il gioco è fatto!

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