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sabato 26 marzo 2011

Latkes leggeri

Probabilmente è arrivata la bella stagione. Stamattina sono uscita di casa e c'era un tempo meravigliosamente bello, il pratino sotto casa è un tripudio di margherite e violette e anche le giornate si stanno allungando. Non è che quindi abbia passato molte ore in cucina, ultimamante. Però sono ben contenta di proporre una ricetta di qualche tempo fa, preparata come contorno in occasione di uno di quei pranzoni domenicali dove non manca certo un bel piatto forte a base di carne.

I latkes sono frittelle di patate tipiche della tradizione ebraica, proposte come contorno o stuzzichino in qualsiasi deli newyorkese che si rispetti, non meno richieste del pastrami e di certi cetrioli sottaceto che manco la Saclà.

Ho letto tante ricette e più o meno tutte prevedono farina e uovo come addensanti, per rendere i latkes compatti. La formula adottata per l'occasione, invece, contemplava solo l'utilizzo di due patate per commensale, un'abbondante grattugiata di pepe e un pizzico di sale: si grattugiano le patate e si strizzano con l'aiuto di un canovaccio pulito, per eliminare parte dell'amido, quindi si aggiungono sale e pepe e si ottengono le frittelle utilizzando un coppapasta rotondo. Restano poco stabili e la forma sicuramente non è perfetta, ma così le trovo più leggere e digeribili. Uno ad una, facendo molta attenzione, si dispongono i latkes sulla griglia unta d'olio (o in un padellino antiaderente), rovente. Sono pronti quando formano una sorta di crosticina leggermente brunita in superficie.



sabato 19 giugno 2010

Un angolo di Oriente nella Grande Mela: Benihana

Dopo più di un mese di assenza, direi che era proprio ora di ritornare alla carica e riprendere in mano questo blog gastronomico. Non è che io abbia propriamente avuto il tempo di battere la fiacca, è che appena tornata da una intensa (e dispendiosa) settimana a New York trascorsa a fare giri più e meno turistici con i miei ed il mio fidanzato, sono stata sballottata dal mio capo in giro per il Nord Italia, a causa di esigenze di servizio. Ho avuto modo di fare un po' di vita d'albergo, comoda, rilassante, non del tutto priva di rotture e, causa mancanza di wi-fi, del tutto priva dell'opportunità di dedicarmi ad uno dei miei hobbies preferiti quale è, appunto, il foodblogging.

Da qualche giorno mi ronzava in testa l'idea di approfondire il concetto di cucina internazionale all'interno di un calderone colorato e ribollente come la Grande Mela (perchè si chiami così, tra l'altro, non l'ho mai capito). Per gli amanti dell'esotico New York è un vero paradiso: è possibile assaggiare pressochè tutte le squisitezze che può offrire la cucina orientale, e non solo. Non c'è angolino del mondo che non sia rappresentato tra i blocks di Manhattan. A parte la strafamosa Chinatown e la ormai "sputtanatissima" Little Italy (una delusione, piena com'è di nipoti di migranti che non conoscono più di tre parole in italiano e che fanno di tutto per attirarti in locali dove la pizza è gommosa e il caffè acqua sporca), abbiamo Little Brazil, sulla 51st, se non ricordo male e Little Korea sulla 32nd, altri quartieri Italiani tra Brooklyn ed il Bronx, un quartiere Jamaicano... E via discorrendo.

Vorrei soffermarmi un attimo però, sulla cucina giapponese e su quello che è, a mio parere, un piccolo gioiello, cioè il Benihana, sulla 56th West, tra 5th e 6th Avenue. Di questa scoperta devo ringraziare Lorenzo, che ci portò lì a pranzo in occasione del nostro primo viaggio a NYC.

Si tratta, per l'esattezza, di una catena di ristoranti giapponesi dove, al di là dell'estetica un po' kitsch data dall'allestimento e dal cuoco che si esibisce a uso e consumo di una platea di 6-8 avventori in uno spettacolino fatto di destrezza e trovate spettacolari tipo giochetti con palette e coltelli e code di gamberi che vanno a finire nei taschini, si può assaggiare una cucina assolutamente essenziale, a base di carne, pesce, riso e verdure.

Niente intrugli iperspeziati, sapori dissonanti o fritture untuose, come ormai capita spesso di mangiarne, e non solo negli Stati Uniti. Ad accompagnare piatti cotti al vapore, sulla griglia, o le tempure leggere e croccanti, dell'ottima birra Ashai, com'è giusto che sia.

Nella foto sopra, che ha dato a Matteo l'occasione di esercitarsi con il suo nuovo obiettivo Canon, un semplice salmone cotto a vapore con verdurine croccanti.

Insomma, anche l'anno prossimo torneremo nella capitale del mondo e, state certi, non ci faremo mancare una puntatina da Benihana.

Benihana
47 West 56th Street
New York, NY 10019

mercoledì 14 aprile 2010

Cheesecake al lime e marmellata di more per festeggiare la prima grigliata primaverile

Si sta benissimo al sole, quando il sole si decide a fare capolino, anche se siamo ad aprile e la temperatura quest'anno sembra faticare ad alzarsi. Infatti sabato siamo stati a casa di amici, che hanno un bel terrazzo ampio, e ci siamo goduti assieme la prima grigliata di carne all'aperto della stagione.


Inutile sottolineare che non potevo esimermi dal presentarmi con un dolce. Vuoi che mi piace prepararli, vuoi che trovo un bel segno di amicizia il fatto di presentarsi a casa delle persone alle quali si vuol bene con un dono delizioso, sabato ho portato una cheesecake fredda da gustare al termine di un pasto parecchio impegnativo.

Ingredienti

125 gr di biscotti digestive
75 gr di burro
1 pizzico di cannella in polvere
300 gr di philadelphia
300 gr di panna montata
50 gr di zucchero a velo
2 lime
1 bustina di vanillina
3 cucchiai colmi di marmellata di more

Si crea molto semplicemente la base della torta facendo fondere il burro e mescolandolo con i biscotti ridotti in polvere (frullatore o matterello, a voi la scelta) e con un pizzico di cannella. Si pone questa sorta di "sabbia" inumidita sul fondo di una tortiera di 20 cm di diametro, precedentemente rivestita di carta da forno, schiacciandola come si deve, per poi livellarla con cura aiutandosi con la forchetta. La base va quindi riposta in freezer, durante la preparazione della crema.

Preparare il "sopra" è quasi banale: occorre solo montare con le fruste elettriche il formaggio spalmabile (io uso il Philadelphia perchè la ricetta originale della New York cheesecake lo contempla), con lo zucchero a velo, la vanillina ed il succo e la scorzetta grattugiata di un lime. Questo frutto accentua la componente amarognola e acidula della torta, formando un contrasto di sapori con la base molto dolce che, secondo me, è tanto insolito quanto sofisticato. Per ultimo, si aggiunge la panna montata, mescolando bene il composto spumoso così ottenuto. Con l'ausilio di una spatola non si fa altro che piazzare il tutto sulla nostra base, distribuendovi sopra accuratamente la crema, e poi riporre la teglia in frigo per almeno 4 o 5 ore prima del momento di servirla.

Io l'ho presentata spalmata di marmellata di more leggermente liquefatta in un pentolino posto un minuto sul fuoco e guarnita con delle fettine di lime. Molto fresco, estremamente primaverile.

sabato 13 marzo 2010

mercoledì 17 febbraio 2010

Il primo post non si scorda mai

Questo è il mio primo post. Evidentemente c'entra poco con la cucina, ma dice molto di me e delle mie passioni. Ecco una foto scattata nella mia città natale (magari), in particolare dal mio superattico (mi piacerebbe, eh!)


Un po' ventoso, ma tutto sommato gradevole. Questo post potrà sembrarvi inutilmente prolisso, ma dato che mi serve per testare un po' il layout, direi che da parte vostra è un sacrificio accettabile leggerlo, visto il nobile scopo di offrire un servizio migliore : ) Ad maiora!

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