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domenica 11 marzo 2012

I cannelloni alternative rock

Essì, sono stati due mesi pazzeschi. Tra il nuovo lavoro, il maledetto corso di gestione delle risorse umane che si sta mangiando i miei week end e l'aerobica (sì, ho tenuto fede ai miei buoni propositi di inizio anno, alla faccia degli scettici), mi ritrovo catapultata a marzo, senza sapere nè perchè, nè percome. In uno stato di semi sonnambulismo. Nel frattempo ho conosciuto gente nuova, ho raggiunto un nuovo stadio di consapevolezza nella mia conoscenza dell'inglese o, come direbbero qui, I have built up my confidence... E nel frattempo con mio marito ho buttato un po' di denaro per un fine settimana a Parigi e, molto più ambiziosamente, altri soldi se ne sono andati per prenotare un viaggio di 10 giorni a S. Francisco e d'intorni, in giugno. Faccio cose, vedo gente.

Ma veniamo a noi. Ieri è stato un sabato di scialacquo, uno di quei giorni in cui decidi, per una volta, almeno per mezza giornata, di trattarti come si deve. Il che ha implicato svegliarsi ad un'ora decente, andare in palestra, comprare un paio di scarpe bellissime (diapositiva della mia faccia quando le ho viste in vetrina: O.O) con pochette abbinata, con la scusa che quest'anno dovremo prenenziare a due-dico-due matrimoni e, per non farmi mancare nulla, pranzetto fuori ad Angel con una mia buona amica turca, che si trova in un momento un po' difficile. E io indubbiamente adoro fare la spalla su cui piangere!

Tornando a casa, però, mi sono ritrovata con tutti gli arretrati casalinghi di una settimana e più di incuria totale delle faccende domestiche. Cumuli di polvere incazzatissimi, asciugamani del bagno non proprio freschi di bucato, per usare un eufemismo, pavimento di legno in stato di incuria da sigilli dell'ufficio d'igiene... Per farla breve, tutto il pomeriggio e buona parte della serata se ne sono andati tra lavare, spolverare, stirare e sistemare. Arrivata a mezzanotte circa, stanca ma non ancora paga (solo a una pazza come me può capitare), ho deciso di preparare una teglia di cannelloni in vista dell'arrivo di Matteo dall'Italia, di ritorno da un fine settimana romano. 

Ho messo il dvd del concerto dei Blur live @ Hyde Park, fomentandomi e confermandomi nel proposito di prendere il biglietto per la giornata di festival, in agosto, in cui faranno da Head line per la chiusura dei giochi Olimpici, e mi sono fatta coraggio. Ovviamente, inutile dirlo, biglietto preso. Godo :-) 
Ingredienti:

250 gr di Cannelloni De Cecco
2 Mozzarelle di Bufala
1 vasetto di panna (o double cream)
60 gr di parmigiano grattugiato
1 box di conserva
2 chcchiai d'olio
Sale e pepe q.b.

In questo stato di semiesaltazione, in una specie di trance alternative rock, ho preparato la salsa molto molto velocemente, facendola "poppiare", come direbbero quelli che il sugo lo sanno fare davvero, semplicemente aggiungendo alla conserva i due chcchiai d'olio, un pizzico di sale e una grattata di pepe. Nel frattempo ho scottato per 2 minuti i cannelloni in acqua bollente salata, facendoli immediatamente freddare sotto il getto di acqua fredda per poterli imbottire di pezzetti di mozzarella, senza ustionarmi.
In una teglia di alluminio ho dato una passata di sugo, intervallando quindi strati di cannelloni, panna, formaggio grattugiato e ancora sugo. Stasera basterà mettere la teglia in forno, 20-25 minuti a 200°, giusto il tempo di preparare un'insalata, apparecchiare la tavola e servire due bicchieri di rosso. E buon ritorno a casa!

domenica 13 marzo 2011

La pizza di Bonci

E' stato un sabato piuttosto tranquillo e sonnacchioso. Tutona di casa e pc perennemente acceso per rispondere alla posta e piluccare qua e là qualche idea mangereccia dalle mie foodies di fiducia: normalissima amministrazione. Certo, ultimamente il tempo non invoglia a mettere piede fuori casa, è marzo ma sembra novembre e io non vedo l'ora di poter mandare in lavanderia quella specie di piumone da letto/muta da palombaro imbottita, che mi ostino a spacciare per cappotto, a cui in inverno faccio sempre fatica a rinunciare.

E confesso che tra i vari cybergiri su internet, sono andata alla ricerca di un corso di food photography. Mi sembra di vedere le smorfiette ironiche di quanti, soltanto un mese fa, leggevano su queste pagine una mia affermazione sprizzante autocompiacimento e finta noncuranza: "non tengo particolarmente a vincere il premio "Donna Hay" per la miglior presentazione fotografica del 2011". Falso, falso, e ancora falso, vostro onore! O meglio, certo non ambisco a vincere un premio come miglior food photographer dell'anno, non è questo il mio scopo, tanto più che siamo ben lontani da certi standard. Però magari riuscire a postare qualche foto senza effetto "lumino dei morti" e "manina tremula" ogni tanto sarebbe bello, ecco. Sicuramente la Canon dei miei non aiuta, sicuramente l'ostinarmi a scattare di sera, dopo aver cucinato tutto il pomeriggio, mette un bel carico da undici, ma sono convinta di avere grossi margini di miglioramento. Questo quindi è un altro buon proposito per il 2011!

Ma veniamo al sodo. Ieri mi sono cimentata nell'impasto di Gabriele Bonci, l'ottimo cuoco romano proprietario del Pizzarium. La pizza è stata veramente deliziosa, tuttavia quasi di sicuro sarebbe stata ancora più soffice se avessi avuto il tempo di farla lievitare 24 ore nel ripiano basso del frigo, secondo quanto prescritto dallo chef, usando del lievito madre (di cui non disponevo) anzichè il comunissimo cubetto di lievito di birra. Ma tant'è, alla fine abbiamo spazzolato tutto come se non esistesse un domani.

Ingredienti per due teglie (8 persone o 4 molto golose):
600 gr di farina 00
150 gr di farina integrale
1 cubetto di lievito di birra
560 gr di acqua
2 cucchiai colmi di olio evo
1 pizzi co di sale

L'impasto deve essere estremamente morbido. Più che altro molle. L'ho lasciato riposare coperto e al caldo per un paio d'ore, quindi mamma ci ha rimesso mano e l'ha reimpastato. Come sempre, forno preriscaldato a 220° e santa pazienza nello stendere la pizza nella teglia livellandola con i polpastrelli sulla carta da forno unta. Uno dei miei condimenti preferiti, ultimamente, è la classica margherita potenziata con carciofi romani, origano e tonno. Va servita caldissima.





giovedì 6 gennaio 2011

La Befana ama i piatti nordafricani: il Cous Cous vegetariano

Finalmente quattro giorni di stacco prima di cominciare in maniera vera e propria il nuovo anno. A casa mia ci stiamo accostando in maniera molto soft alla cucina detox, dopo i bagordi di Natale e Capodanno. I kg da perdere sono almeno 5 e sono fermamente intenzionata a perderli prima del mio matrimonio americano: ho già adocchiato un vestitino strepitosamente bello da indossare a giugno ed ho tutta l'intenzione di indossarlo con stile.
E comunque sono giornate estremamente pigre, in attesa di capire se le risorse umane della mia azienda avranno pietà di me e mi rimanderanno a Roma, leggo, dormo molto, mi informo su Monaco di Baviera e, grazie alla nuova guida sulle birre più buone del mondo, mi faccio una cultura su uno dei motivi principali per cui il mio addio al nubilato si terrà proprio nella ridente Baviera.

Oggi, comunque, si va di cucina nordafricana e mediorientale. Antipastino con fettina di pitta spalmata di hummus (prossimamente su questi schermi anche la ricetta della pitta) e main course a base di Cous Cous con verdure, ricetta adorabile ed allo stesso tempo di una banalità sconvolgente.

Ingredienti per quattro:

500 gr di CousCous precotto
500 ml di acqua
2 dadi da cucina
1 melanzana
3 carote
2 zucchine
pomodorini pachino
1 cipolla rossa
1 peperoncino
basilico
5 cucchiai d'olio evo
sale q.b.

Per prima cosa si affettano a cubetti gli ortaggi e in una capiente padella si fanno scaldare 4 cucchiai d'olio con il peperoncino tritato e la cipolla tagliata a fettine. Quando la cipolla si sarà imbiondita, si aggiungeranno tutte le verdure e le si lascerà a stufare per circa 15 minuti, mescolandole di tanto in tanto. Sconsiglio di tenerle sul fuoco per più tempo, o cominceranno a perdere di consistenza. Le si sala e le si tiene un attimo da parte.

In un bel padellone largo da paella si versa tutta la confezione di Cous Cous. Si equidistribuisce il prodotto sul fondo e lo si tiene ben sgranato, aggiungendo un cucchiaio d'olio. Si copre il tutto con il brodo bollente ottenuto facendo bollire i due dadi da cucina nell'acqua, si mescola per bene e quindi si lascia riposare 5 minuti con il coperchio.

Si serve il piatto mescolando il Cous Cous alle verdure e guarnendo la preparazione con abbondante basilico fresco.

mercoledì 8 settembre 2010

Nikolaiviertel ed il fascino discreto di una Berlino d'altri tempi

Continua la mia ricerca assidua di esperienze gastronomiche interessanti. Volevo giusto indicarvi un ristorante che, per gli accostamenti tradizionali e la scelta di perseguire una cucina campagnola e robusta, ha sicuramente meritato il podio culinario durante i 4 giorni trascorsi a Berlino in agosto.

La città di per sè è così cosmopolita, rivoluzionaria, culturalmente affascinante da far venire le vertigini. Anche le possibilità di assaggiare piatti diversi, rappresentativi delle diverse anime del melting pot berlinese, sicuramente non mancano. In uno scenario così vario ed eccitante, però, ogni tanto il rigore della cucina classica non può che essere apprezzato.

Ed è così che, in una tiepida sera estiva, ci siamo avventurati nel quartiere adiacente la chiesa di San Nicola, un piacevole angolino ottocentesco nel cuore del centro storico, a due passi dalla magnificenza di Unter Der Linden da un lato e dal funzionalismo di Alexanderplatz (bruttina ma affascinante, si direbbe di una donna), dall'altro. 

Per la cena ci siamo affidati alla solita preziosissima guida Lonely Planet ed il locale prescelto, Zur Letzen Instanz, è stato assolutamente all'altezza delle aspettative, un susseguirsi di salumi, pane alle noci,  seguiti dall'imprescindibile stinco di maiale con contorno di cavolo rosso e gnocchi di patate.  

E la birra, ça va sans dire, era davvero ottima, una darkbeer artigianale. O "Berliner", come la chiamano gli amici crucchi. Da provare.

Zur Letzten Instanz
Waisenstr. 14-16,
10179 Berlin



giovedì 29 luglio 2010

The Rock and Sole Plaice: Fish and Chips come piace a noi

Grazie della foto al dolce Sergio ; )
Avrete probabilmente capito che questo, per me, non è il momento migliore per curare con assiduità il blog. Lo spostamento nelle terre del Nord (Milano) e l'iperlavoro rendono certamente più difficile stare dietro ai miei hobbies come vorrei. Mi riprometto, entro qualche settimana, di riprendere in mano le redini con maggiore costanza.

Ma il fatto di aver lavorato come una matta non ha implicato la rinuncia, durante il week end, a qualche giretto interessante. Mi riferisco, in particolare, all'ultimo fine settimana, che ho trascorso a Londra con fidanzato e amici. Siccome ogni scusa è più che buona per mangiare ed esplorare tramite il gusto le tradizioni e cogliere le atmosfere di un luogo, mi fa molto piacere condividere con voi una vecchia conoscenza: si tratta di un posticino, trovato grazie alla spettacolosa guida di Londra della Lonely Planet, collocato in zona Covent Garden. Il locale in questione è The Rock and Sole Plaice e offre la possibilità di assaggiare dell'ottimo pesce (sogliole, razze, merluzzo, stoccafisso) fritto in una spessa copertura di pastella, servito con le immancabili patatine fritte, da non confondersi assolutamente con le più sottili french fries. Il tutto, secondo la più ortodossa delle tradizioni inglesi. 

Sebbene ci fosse la possibilità di prendere un cartoccio al volo e mangiare per strada, io ed il resto della ciurma abbiamo preferito sederci ai tavoli di legno all'aperto e goderci il sole e l'arietta deliziosa. Tutti abbiamo optato per il merluzzo. Croccante, bollente e peccaminosamente "unhealthy".

The Rock & Sole Plaice
47 Endell Street
Covent Garden
London




giovedì 13 maggio 2010

Polenta taragna grigliata con tomini ripieni

E' stata una settimana veramente carica di emozioni: il week end a Londra, il mio moroso che ce l'ha fatta a trovare un lavoro veramente soddisfacente dal punto di vista remunerativo e professionale (manco a dirlo, proprio nella nostra capitale europea preferita) e a fare quel salto di qualità che da qualche mese stava cercando, io che da parte mia continuo a lavorare in media 50 ore a settimana... Non ci siamo fatti mancare nulla.

Per festeggiare la principale novità, stasera ho preparato un piatto sostanzioso piuttosto adatto al clima per nulla primaverile di questi giorni, quindi, via con la polenta. Da brava nordica, non potevo farne a meno!

Ingredienti (x 2)

200 gr di farina per polenta taragna (di grano saraceno)
1 litro d'acqua
1 piccola presa di sale
70 gr di burro
300 gr di formaggi di montagna a piacere (tipo bitto, casera, fontina)
qualche costa di bieta, per dare colore (facoltativa)
2 tomini piemontesi
2 fette di speck tagliato sottile
1 pugno di pistacchi sgusciati e tritati grossolanamente
2 cucchiaini di senape dolce, tipo tedesca per weisswurst

Mettete in un paiolo di rame (o in una pentola di acciaio col fondo spesso) l’acqua e portatela ad ebollizione, poi salatela e versatevi la farina a pioggia, mescolando di continuo con un mestolo affinchè non si formino grumi.

Continuate a mescolare la polenta fino a che non sarà cotta (circa 50-60 minuti). Io ho il paiolo elettrico e mi evito il bisogno di mescolare in continuazione. La lascio semplicemente andare.

Nel frattempo tagliate il burro e il formaggio a pezzetti, poi uniteli alla polenta ormai cotta, abbassando il fuoco al minimo; amalgamate bene gli ingredienti fino al loro completo assorbimento (5-6 minuti).

La polenta così preparata la si fa raffreddare una notte in frigo. La sera successiva la tagliate a fette spesse un cm circa e la grigliate, assieme ai tomini tagliati a metà longitudinalmente, imbottiti di senape e pistacchi e avvolti nello speck. Scelta molto calorica, ma direi che con questo tempo ce lo possiamo sicuramente permettere!

mercoledì 28 aprile 2010

Un primo leggero; zuppa di pomodoro e ceci aromatizzata al rosmarino

Ogni tanto, converrete con me, un piatto leggero e vagamente disintossicante è l'ideale per spurgarsi dalle quintalate di schifezze che ingurgitiamo nel week end. Per chiunque abbia un minimo di vita sociale, la dieta è una missione quasi impossibile, proprio perchè, di solito, non c'è un evento conviviale che non preveda la presenza più o meno preponderante di (buon) cibo. Allora l'altra sera, avendo dei ceci già pronti, ho voluto preparare un primo, che, a ben vedere, è un piatto completo, con la pasta, i legumi e un po' di vitamine.


Ingredienti (per 2 buone forchette)

100 gr di ceci lessati
1 lattina di pomodori
1 pomodoro maturo a cubetti
1 mazzetto di maggiorana
1 filo d'olio
1 cipollina fresca
750 ml d'acqua
1 rametto di rosmarino
1 pizzico di sale
150 gr di spaghetti

Per farla breve, i ceci si preparano in anticipo, facendoli ammorbidire una notte in acqua fredda e poi mettendoli a bollire piano piano per un paio d'ore in una pentola colma d'acqua salata.
Prepariamo un sughetto semplice con un soffrittino di cipolla tagliata fina, la passata, il pomodoro fresco a cubetti, gli odori e un pizzico di sale e ci tuffiamo i ceci lessati. A questo punto, allunghiamo il sugo con l'acqua e lasciamo bollire a fuoco dolce per qualche minuto. 

Proprio in questo sugo "diluito" mettiamo quindi a cuocere gli spaghetti spezzettati o, in alternativa, della pasta corta tipo tubettini. Al momento di servire, cospargiamo i piatti fumanti di zuppa con aghi di rosmarino spezzettati. Ottima per cena, questa zuppetta è anche il pranzo perfetto da portarsi al lavoro.

lunedì 29 marzo 2010

Maccheroni al forno con asparagi e besciamella

Non potevo certamente continuare a postare a lungo ignorando l'argomento pasta. Men che mai, la pasta al forno, che è una delle mie piatanze preferite di sempre.

Un piccolo passo indietro. Sabato ho passato veramente metà della giornata a letto a dormire, a navigare su internet, a chiacchierare piacevolmente con il mio fidanzato e a guardare serie tv. Ho rimandato mestieri di casa al giorno dopo e mi sono semplicemente dedicata al cazzeggio sfacciato, senza alcun senso di colpa. Visto quanto mi sentivo lazy, volevo coccolarmi mangiando qualcosa che davvero mi piacesse, utilizzando qualche rimasuglio delle cibarie presenti in casa, senza dovermi vestire per andare al supermercato a recuperare gli ingredienti. Ecco com'è nata l'idea di questa pasta per due.

Ingredienti

1 Vasetto di besciamella
200 gr di punte di asparagi
250 gr di maccheroni
4 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato
3 cucchiai di pangrattato
1 pizzico di sale
burro per ungere
1 filo d'olio

Ho usato un barattolo di besciamella gentilmente offerta dalla solita santa mamma, che la sera prima avevo messo a scongelare (la besciamella, non la mamma). Barattolo che è miracolosamente scampato per qualche mese ad una serie di gloriose infornate di lasagne e che giaceva ramingo in fondo all'ultimo cassetto del freezer. Quando la roba è genuina e di buona qualità, si conserva benissimo, a mio parere! Ad ogni modo, dovendola preparare al momento, opto per una semplice ricetta di famiglia, che prevede una salsa nè troppo liquida, nè troppo soda, e che si prepara con la stessa quantità dei tre ingredienti base (es, 100 gr di burro, 100 gr di latte e 100 gr di farina): si mettete in un pentolino il burro, e lo si fa sciogliere, aggiungendo la farina setacciata, facendo cuocere il tutto per qualche minuto, mescolando continuamente ed evitando di farle prendere colore o farla attaccare; a questo punto si toglie il pentolino dal fuoco e si aggiunge al roux il latte caldo, mescolando il tutto con un cucchiaio di legno.
Si rimette quindi il pentolino sul fuoco, facendo cuocere a fiamma bassa finchè la salsa comincerà a bollire e si aggiunge un pizzico di sale e un pizzico di noce moscata. Si copre il pentolino con un coperchio e si fa cuocere la besciamella, sempre a fuoco basso, per 15 minuti, il tempo necessario per far addensare la salsa, mescolando di tanto in tanto.

Chiusa questa parentesi, mentre ho fatto cuocere a vapore le punte di asparagi delle quali volevo sbarazzarmi, ho imburrato una pirofila, e ho preriscaldato il forno a 200°. Quando gli asparagi si sono appena inteneriti, li ho scolati e conditi con un filo d'olio, un pizzico di sale e una grattata di pepe. Ho messo a cuocere i maccheroni in acqua salata bollente, ma solo per 4-5 minuti, scolandoli ancora praticamente crudi. Nella pirofila, quindi, ho mescolato la pasta con la besciamella, gli asparagi, gran parte del parmigiano e del pangrattato. Ho concluso cospargendo tutto con il rimanente parmigiano e l'ultima cucchiaiata di pangrattato ed ho infornato per una ventina di minuti. Bollente e filante è una delizia scacciapensieri!

sabato 27 marzo 2010

Quesadillas of Love!

Sapete che c'è di nuovo? Oggi non si cucina. Stamattina io ed il mio Biondo ce la siamo presa molto comoda, ora abbiamo voglia di rilassarci e riposarci perchè la settimana è stata pesante per entrambi, ma nonostante tutto ci sono state coccole, chiacchiere e le chiacchiere sono state così proficue, così piacevoli, e hanno portato a conclusioni così interessanti che sono di ottimo umore... In più sta anche uscendo il sole.

Quando le condizioni sono così favorevoli, sarebbe un peccato rovinare tutto non cedendo all'autoindulgenza. E allora stasera andremo di Quesadillas, gustosissime piadine alla maniera messicana. Caloriche, ma tanto ho già perso 4 kg in due mesi, quindi lo strappo alla regola è ampiamente concesso!

La ricetta è quella della nostra cuocona inglese Nigella. Enjoy this!

martedì 23 marzo 2010

I calzoni al forno con l'impasto di mamma

E finalmente arriviamo al tasto dolente dei lievitati. La ricetta che vado a proporre, almeno per quanto riguarda la pasta, si tramanda di madre in figlia nel ramo abruzzese della mia famiglia. Era la ricetta con cui mia nonna preparava le "pizz'onte", gustosissime frittelle a base di impasto per la pizza, che permette a mia madre di sfornare una la splendida pizza, spesso con pomodoro, mozzarella, tonno e verdure, la cui sporadica mancanza sulla tavola la domenica sera provoca sempre grandi proteste da parte mia e del mio babbo (viziati!) e, molto più modestamente, con cui io mi diverto a creare dei piccoli calzoni aromatici da servire bollenti, ogni volta che ci viene voglia.

Perchè tasto dolente, allora? Semplicemente perchè padroneggio ancora in maniera incerta l'arte dell'impasto di preparati come pizza, focaccia et similia e ammetto che ancora oggi all'idea che la pasta venga grumosa, non disponendo ancora di una planetaria, o che lieviti troppo poco, o che rimanga troppo secca, mi vengono i sudori freddi. La materia è ostica e spinosa, gli impasti sono creature delicate, che si inalberano per un nonnulla, rovinando la preparazione di una buona pizza. 2 cucchiai di acqua di troppo o una cucina non abbastanza calda rischiano di mandare in malora la fatica di mezzo pomeriggio. Occorre cautela e sangue freddo, per come la vedo io. Ma prima o poi riuscirò a padroneggiare la materia con la stessa nonchalance di mia madre, che sfoggia sempre robetta meravigliosa, senza perdere un colpo.

Dunque l'altra sera, appena ristabilita da una brutta influenza di stomaco, e con la fame nera di chi per due giorni si è nutrito solo di riso bollito e insalatina, ho pensato di preparare per cena dei calzoni ripieni (non fritti, ma al forno, stavolta mi sono data una regolata). Ecco a voi cosa ne è venuto fuori!

Ingredienti (per circa 8 calzoni)

1 kg di farina 00
2 cubetti di lievito di birra
acqua tiepida qb
80 gr di strutto (in mancanza, va bene anche il burro)
30 gr di sale
20 gr di zucchero

per il ripieno

2 mozzarelle
200 gr di prosciutto crudo

per la copertura

3 cucchiai di olio evo
2 mazzetti di rosmarino fresco
2 cucchiaini di origano essiccato

Creando la consueta fontana e aggiungendo il sale per ultimo, si impastano bene gli ingredienti. Solitamente odio chi, nel proporre una qualsiasi ricetta, non scrive le dosi precise ma davvero, in questo caso, non è possibile fare una stima precisa dell'acqua tiepida necessaria. Dipende essenzialmente dalla farina che utilizzate e dalla sua capacità di assorbire i liquidi. Per non sbagliare, consiglio di cominciare con una grossa tazza da caffelatte colma, in cui far sciogliere i due cubetti di lievito, cominciare ad impastare con questa, aggiungendone poca alla volta ed, eventualmente, aumentare la dose, ma sempre procedendo per gradi. Il concetto è i"mpastare - aggiungere acqua - impastare - aggiungere acqua", finchè la pasta non raggiunge la consistenza giusta, che è nè troppo molle, nè troppo secca, ma umidina al punto giusto, elastica e liscia come il sedere di un bambino piccolo.

Questa bella palla liscia (stavolta mi è venuta proprio bene, constato con un sospiro di sollievo) la metto a riposare un'ora dentro il forno spento ma caldo. La reimpasto altri due minuti e la rimetto a riposare, ancora una volta, per una mezz'oretta. Quando la croce che ho creato col coltello non è più visibile, significa che l'impasto è pronto. Posso a questo punto accendere il forno a 220°. Ricavo 8 palline che stendo col matterello, al centro delle quali posiziono qualche cubetto di mozzarella e un paio di fette di prosciutto crudo, quindi chiudo i calzoni come se stessi creando dei grossi ravioli, facendo attenzione che restino sigillati e non fuoriesca nulla.

Sistemo i calzoni, che già hanno un bell'aspetto tronfio e morbido, su due placche da forno, precedentemente coperte dall'apposita carta, quindi li spennello con l'olio d'oliva e li cospargo di origano e rosmarino tritato col coltello. Trenta minuti in forno e, appena la pasta comincia appena a colorirsi, la nostra cena è pronta. Mi piace mangiare sul letto, con una birra belga nella destra e la sinistra che impugna un calzone caldo. Qualcuno lo definirebbe un modo cialtronesco di affrontare il momento del pasto, ma tant'è ; )

giovedì 18 marzo 2010

Riso alla cantonese con pollo all'ananas

Stasera comincerei con una nota divertente: ho scoperto con una certa sorpresa, poco fa, che il mio modesto blog, una creatura nata da qualche giorno e che ancora si regge su fragili e incerte gambette, ha già ricevuto una visita da Kyoto, una da Parigi ed una da Washington DC. Chissà quali oscuri percorsi hanno portato tre cybernauti provenienti da angoli così distanti del mondo ad incapare ne La grand Bouffe. Questo però fa riflettere sul potere della rete e sulla capacità di veicolare i contenuti più disparati (e disperati)... Alla mia prossima visita su Google Analytics conto di trovare almeno un cinese ed uno spagnolo (Lollo da Sitges, se mi leggi, fai ciao con la manina!) ; )

Altra riflessione profonda quanto una pozzanghera sulla via di Torrevecchia: le cose non programmate sono quelle che riescono meglio, che si tratti di un fidanzato conosciuto grazie ad un numero di cellulare digitato male - già, anche questo può succedere, a quanto dicono - di incontri improvvisi, o banalmente di cene organizzate in maniera estemporanea. Questo, banalmente, è quanto mi è capitato ieri sera. Spiego meglio. Ieri il mio moroso era impegnato con un addio al celibato e, per una congiunzione astrale che si ripeterà fra un migliaio di anni, anche le mie tre amichette di recente acquisizione erano libere e senza un gran che da fare. Con un giro di telefonate molto rapido ci siamo accordate per cenare a casa mia. Fortunatamente tra frigo e credenza faccio in modo che non manchi mai del pane casereccio fresco, ingrediente strategico per un'ottima bruschetta, del prosciutto buono e qualche assaggio di formaggio francese/sardo sfizioso. Ognuno ha le sue fisime! Hanno completato il tutto l'insalata di farro e gamberetti portata da una delle fanciulle, una bottiglia di Falanghina alla temperatura ottimale e, per non farci mancare nulla, quattro porzioncine di shushi sake prelevate per tempo dal ristorantino di cui ho parlato qualche giorno fa... Per dessert, uno tzunami chiacchiere e di risate, tanto che ancora adesso ho gli addominali leggermente indolenziti.

Rimanendo in tema di piatti orientali, direi che posso partire a bomba con la ricettina preparata tre sere fa, una piacevolissima scoperta. Anche questa volta, le dosi sono per due.

Ingredienti
(per il riso alla cantonese)
150 gr di riso basmati
200 gr di pisellini surgelati
100 gr di prosciutto cotto affumicato
1 uovo grande
2 cucchiai d'olio evo
1 noce di burro
1 cipollina fresca
1 pizzico di sale
1 grattatina di noce mosacata (facoltativa)
2 cucchiai di salsa di soia

(per il pollo all'ananas)
2 fette di petto di pollo
1 confezione da 340 gr di Ananas in scatola (compreso il succo)
farina per impanare il pollo
1 cucchiaio o poco più d'olio evo
2 lime
1 pizzico di sale

E' opportuno preparare questo sostanzioso piatto unico provvedendo innanzitutto al riso alla cantonese, rigorosamente di qualità basmati. Nel mio capace wok Ikea ho messo a dorare nell'olio d'oliva la cipollina, quel particolare tipo che gli inglesi come Nigella Lawson chiamerebbero "spring onion", che io trovo più delicato, e di conseguenza più adatto ad una preparazione del genere, quindi, alzata leggermente la fiamma, ho aggiunto il prosciutto tagliato a listarelle ed i pisellini surgelati. Nel frattempo ho buttato il riso nell'acqua bollente salata, facendolo lessare per circa una decina di minuti. A parte, ho preparato una frittatina piuttosto consistente, con un solo uovo, in un tegamino nel quale ho fatto precedentemente fondere una noce di burro. Chi gradisce può, per altro, grattare un pochino di noce moscata sull'uovo sbattuto, prima di versarlo nel tegamino. Ho tagliato irregolarmente la frittatina ottenuta, mescolando i pezzi ai piselli ed al prosciutto rosolati. Alla fine ho aggiunto il riso scolato, ho regolato di sale, finendo di cuocere il tutto a fiamma moderata, sfumando con la salsa di soia, per due minuti.

Veniamo al pollo. In una casseruola in cui ho fatto scaldare l'olio, appena raggiunta una temperatura elevata, ho buttato il pollo tagliato a listarelle e infarinato. Tutto ciò che occorre fare dopo è sfumare con il succo dei due lime e, quindi, con un po' del succo d'ananas del barattolo. Quando si è a un passo dal servire, si versano nel tegame, mescolando, le fettine di ananas tagliate in quattro pezzi. Per accompagnare il riso è il secondo ideale, provare per credere!

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