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sabato 5 marzo 2011

Pizzelle abruzzesi (mamma docet)

Passato il periodo di relativo scoglionamento che mi ha tenuta lontana dai fornelli - perchè del resto anche per creare qualcosa di buono occorre avere il giusto mood - ritorno prepotentemente in sella con uno dei grandi classici della mamma, le pizzelle (note ai più come ferratelle) abruzzesi.

E allora questo pomeriggio, dopo aver mantenuto una corrispondenza strategica con un paio di recruiter inglesi, perchè "London calling", ora come non mai, e prima di rituffarmi a pesce sullo studio dei preventivi del nostro viaggio di nozze sui generis, mi sono concessa un'oretta di svago dolciario, preparando proprio questa splendida specialità, in onore delle mie origini majellesi.

La preparazione di questo dolce presuppone l'utilizzo di un apposito ferro elettrico, adatto a conferire a questa sorta di frittelle la loro caratteristica forma. Credo sia leggermente difficile da trovare, però, in negozi di casalinghi comuni, fuori dal territorio regionale.

Ad ogni modo, ecco la ricetta per una quarantina di pizzelle:

6 uova medie
6 cucchiai rasi di olio di semi
6 cucchiai rasi d'olio d'oliva
6 cucchiai di zucchero
6 cucchiai colmi di farina 00 setacciata
la buccia grattugiata di un limone bio
olio q.b per continuare a ungere il ferro da pizzelle, man mano

La preparazione è piuttosto semplice: basta montare a neve ferma (io ho usato le fruste elettriche) i 6 albumi, quindi incorporare poco per volta i tuorli, lo zucchero, l'olio, la farina e la buccia del limone.
La pastella così creata va versata, con l'ausilio di un mestolino, e solo poco per volta, al centro del ferro aperto e preriscaldato. Chiudendo il ferro e aspettando qualche secondo prima di riaprirlo e staccare la singola pizzella, il calore avrà fatto il suo lavoro condensando il composto.

Consiglio vivamente di mangiare le pizzelle entro un paio di giorni, quando ancora sono fragranti. Spalmate di marmellata di more casalinga o di nutella sono veramente la colazione ideale.


domenica 7 novembre 2010

Torta di rose salata

La latitanza è stata lunga, lo so, e spero di farmi perdonare dai miei pochi aficionados con una ricetta semplice e gustosa, molto adatta a questa domenica sera fredda e uggiosa di inizio novembre. L'idea, in questo caso, è di quel genio della cucina della mia mamma, che riesce sempre a inventarsi qualcosa di interessante per reciclare avanzi e rimasugli, senza buttare niente e, allo stesso tempo, creare delle cenette deliziose per la gioia di noi golosastri.

Si dà il caso che sia avanzato un panetto di pasta di pizza dall'impasto preparato ieri, del peso di circa 500 grammi. E' bastato quindi spianarlo in una sfoglia spessa non piu di mezzo cm e disporvi sopra un paio di salsicce fresche del tipo ciauscolo (frutto dell'ultima scorribanda al paese di mio padre, nelle Marche) sbriciolate a fiocchetti, una decina di pomodori pachino tagliati a cubetti, una mozzarella a fettine e qualche oliva nera a pezzetti. Per completare l'opera è necessario semplicemente arrotolare il tutto e tagliare "la creazione" a fette di 4-5 cm, disponendole in una tortiera foderata di carta da forno unta, spennellando con olio evo ogni singola rosa.

Il lievito dell'impasto fa crescere le fette di rotolo, rendendole simili a rose e facendole unire. E' sufficiente farle riposare sul termosifone acceso per un'oretta. Si inforna per circa 20 minuti a 180° e si serve questa torta salata ancora calda. Noi l'accompagnamo con un bel bicchiere di birra fredda, se voi siete più virtuosi, buon pro vi faccia :-D

domenica 29 agosto 2010

Tiramisù versione tropical

Ingredienti

Una ventina di savoiardi (o una trentina di Pavesini, che è meglio)
1 Scatola piccola di ananas conservato nel suo succo
200 gr di cocco a pezzetti
500 gr di mascarpone
5 uova medie
5 cucchiai di zucchero
2 quadretti di cioccolato bianco (opzionale)


Per illuderci che l'estate non sia finita, ecco una ricetta che più classica non si può, riveduta e corretta per la gioia dei palati alla ricerca di sapori estivi. Mi vengono in mente le granite e i gelati mangiati in vacanza, la mega coppa assaggiata al Sony Center di Berlino e mi guardo indietro con una lacrimuccia. Erano solo un paio di settimane fa, ma sembra passata una vita! Nel frattempo mi aggrappo a quel che rimane della mia pedicure blu puffo, perchè non voglio rassegnarmi al tempus fugit e all'inevitabilità della valanga di lavoro che mi sommergerà a settembre.

Ma torniamo al dessert. Si tratta di un banalissimo tiramisù, preparato secondo la consueta ricetta che prevede, per ogni etto di mascarpone, un cucchiaio di zucchero e un uovo. Se vogliamo, questa volta non mi è nemmeno riuscito a regola d'arte, perchè le uova erano quelle "maxi", e probabilmente avrei dovuto utilizzarne una in meno. Inoltre, con mio sommo dispetto, al Supermercato sotto casa a Roma avevano finito i Pavesini e mi sono dovuta arrangiare con i panicciosi savoiardi, un tipo di biscotto che sicuramente non prediligo.

Ad ogni modo, per alleggerirlo un po' e renderlo più adatto al clima, ho creato questo tiramisù intingendo i savoiardi nel succo dell'ananas in scatola e, dopo aver preparato la crema come di consueto, aggiungendo gli albumi montati a neve alla fine, sono andata avanti a creare una serie di strati biscotto-crema-frutta, fino ad esaurimento ingredienti. In frigo qualche ora, et voilà. Un'aggiunta particolarmente felice è la classica grattatina di cioccolato bianco in cima alla "creazione".

mercoledì 28 aprile 2010

Un primo leggero; zuppa di pomodoro e ceci aromatizzata al rosmarino

Ogni tanto, converrete con me, un piatto leggero e vagamente disintossicante è l'ideale per spurgarsi dalle quintalate di schifezze che ingurgitiamo nel week end. Per chiunque abbia un minimo di vita sociale, la dieta è una missione quasi impossibile, proprio perchè, di solito, non c'è un evento conviviale che non preveda la presenza più o meno preponderante di (buon) cibo. Allora l'altra sera, avendo dei ceci già pronti, ho voluto preparare un primo, che, a ben vedere, è un piatto completo, con la pasta, i legumi e un po' di vitamine.


Ingredienti (per 2 buone forchette)

100 gr di ceci lessati
1 lattina di pomodori
1 pomodoro maturo a cubetti
1 mazzetto di maggiorana
1 filo d'olio
1 cipollina fresca
750 ml d'acqua
1 rametto di rosmarino
1 pizzico di sale
150 gr di spaghetti

Per farla breve, i ceci si preparano in anticipo, facendoli ammorbidire una notte in acqua fredda e poi mettendoli a bollire piano piano per un paio d'ore in una pentola colma d'acqua salata.
Prepariamo un sughetto semplice con un soffrittino di cipolla tagliata fina, la passata, il pomodoro fresco a cubetti, gli odori e un pizzico di sale e ci tuffiamo i ceci lessati. A questo punto, allunghiamo il sugo con l'acqua e lasciamo bollire a fuoco dolce per qualche minuto. 

Proprio in questo sugo "diluito" mettiamo quindi a cuocere gli spaghetti spezzettati o, in alternativa, della pasta corta tipo tubettini. Al momento di servire, cospargiamo i piatti fumanti di zuppa con aghi di rosmarino spezzettati. Ottima per cena, questa zuppetta è anche il pranzo perfetto da portarsi al lavoro.

lunedì 29 marzo 2010

Maccheroni al forno con asparagi e besciamella

Non potevo certamente continuare a postare a lungo ignorando l'argomento pasta. Men che mai, la pasta al forno, che è una delle mie piatanze preferite di sempre.

Un piccolo passo indietro. Sabato ho passato veramente metà della giornata a letto a dormire, a navigare su internet, a chiacchierare piacevolmente con il mio fidanzato e a guardare serie tv. Ho rimandato mestieri di casa al giorno dopo e mi sono semplicemente dedicata al cazzeggio sfacciato, senza alcun senso di colpa. Visto quanto mi sentivo lazy, volevo coccolarmi mangiando qualcosa che davvero mi piacesse, utilizzando qualche rimasuglio delle cibarie presenti in casa, senza dovermi vestire per andare al supermercato a recuperare gli ingredienti. Ecco com'è nata l'idea di questa pasta per due.

Ingredienti

1 Vasetto di besciamella
200 gr di punte di asparagi
250 gr di maccheroni
4 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato
3 cucchiai di pangrattato
1 pizzico di sale
burro per ungere
1 filo d'olio

Ho usato un barattolo di besciamella gentilmente offerta dalla solita santa mamma, che la sera prima avevo messo a scongelare (la besciamella, non la mamma). Barattolo che è miracolosamente scampato per qualche mese ad una serie di gloriose infornate di lasagne e che giaceva ramingo in fondo all'ultimo cassetto del freezer. Quando la roba è genuina e di buona qualità, si conserva benissimo, a mio parere! Ad ogni modo, dovendola preparare al momento, opto per una semplice ricetta di famiglia, che prevede una salsa nè troppo liquida, nè troppo soda, e che si prepara con la stessa quantità dei tre ingredienti base (es, 100 gr di burro, 100 gr di latte e 100 gr di farina): si mettete in un pentolino il burro, e lo si fa sciogliere, aggiungendo la farina setacciata, facendo cuocere il tutto per qualche minuto, mescolando continuamente ed evitando di farle prendere colore o farla attaccare; a questo punto si toglie il pentolino dal fuoco e si aggiunge al roux il latte caldo, mescolando il tutto con un cucchiaio di legno.
Si rimette quindi il pentolino sul fuoco, facendo cuocere a fiamma bassa finchè la salsa comincerà a bollire e si aggiunge un pizzico di sale e un pizzico di noce moscata. Si copre il pentolino con un coperchio e si fa cuocere la besciamella, sempre a fuoco basso, per 15 minuti, il tempo necessario per far addensare la salsa, mescolando di tanto in tanto.

Chiusa questa parentesi, mentre ho fatto cuocere a vapore le punte di asparagi delle quali volevo sbarazzarmi, ho imburrato una pirofila, e ho preriscaldato il forno a 200°. Quando gli asparagi si sono appena inteneriti, li ho scolati e conditi con un filo d'olio, un pizzico di sale e una grattata di pepe. Ho messo a cuocere i maccheroni in acqua salata bollente, ma solo per 4-5 minuti, scolandoli ancora praticamente crudi. Nella pirofila, quindi, ho mescolato la pasta con la besciamella, gli asparagi, gran parte del parmigiano e del pangrattato. Ho concluso cospargendo tutto con il rimanente parmigiano e l'ultima cucchiaiata di pangrattato ed ho infornato per una ventina di minuti. Bollente e filante è una delizia scacciapensieri!

martedì 23 marzo 2010

I calzoni al forno con l'impasto di mamma

E finalmente arriviamo al tasto dolente dei lievitati. La ricetta che vado a proporre, almeno per quanto riguarda la pasta, si tramanda di madre in figlia nel ramo abruzzese della mia famiglia. Era la ricetta con cui mia nonna preparava le "pizz'onte", gustosissime frittelle a base di impasto per la pizza, che permette a mia madre di sfornare una la splendida pizza, spesso con pomodoro, mozzarella, tonno e verdure, la cui sporadica mancanza sulla tavola la domenica sera provoca sempre grandi proteste da parte mia e del mio babbo (viziati!) e, molto più modestamente, con cui io mi diverto a creare dei piccoli calzoni aromatici da servire bollenti, ogni volta che ci viene voglia.

Perchè tasto dolente, allora? Semplicemente perchè padroneggio ancora in maniera incerta l'arte dell'impasto di preparati come pizza, focaccia et similia e ammetto che ancora oggi all'idea che la pasta venga grumosa, non disponendo ancora di una planetaria, o che lieviti troppo poco, o che rimanga troppo secca, mi vengono i sudori freddi. La materia è ostica e spinosa, gli impasti sono creature delicate, che si inalberano per un nonnulla, rovinando la preparazione di una buona pizza. 2 cucchiai di acqua di troppo o una cucina non abbastanza calda rischiano di mandare in malora la fatica di mezzo pomeriggio. Occorre cautela e sangue freddo, per come la vedo io. Ma prima o poi riuscirò a padroneggiare la materia con la stessa nonchalance di mia madre, che sfoggia sempre robetta meravigliosa, senza perdere un colpo.

Dunque l'altra sera, appena ristabilita da una brutta influenza di stomaco, e con la fame nera di chi per due giorni si è nutrito solo di riso bollito e insalatina, ho pensato di preparare per cena dei calzoni ripieni (non fritti, ma al forno, stavolta mi sono data una regolata). Ecco a voi cosa ne è venuto fuori!

Ingredienti (per circa 8 calzoni)

1 kg di farina 00
2 cubetti di lievito di birra
acqua tiepida qb
80 gr di strutto (in mancanza, va bene anche il burro)
30 gr di sale
20 gr di zucchero

per il ripieno

2 mozzarelle
200 gr di prosciutto crudo

per la copertura

3 cucchiai di olio evo
2 mazzetti di rosmarino fresco
2 cucchiaini di origano essiccato

Creando la consueta fontana e aggiungendo il sale per ultimo, si impastano bene gli ingredienti. Solitamente odio chi, nel proporre una qualsiasi ricetta, non scrive le dosi precise ma davvero, in questo caso, non è possibile fare una stima precisa dell'acqua tiepida necessaria. Dipende essenzialmente dalla farina che utilizzate e dalla sua capacità di assorbire i liquidi. Per non sbagliare, consiglio di cominciare con una grossa tazza da caffelatte colma, in cui far sciogliere i due cubetti di lievito, cominciare ad impastare con questa, aggiungendone poca alla volta ed, eventualmente, aumentare la dose, ma sempre procedendo per gradi. Il concetto è i"mpastare - aggiungere acqua - impastare - aggiungere acqua", finchè la pasta non raggiunge la consistenza giusta, che è nè troppo molle, nè troppo secca, ma umidina al punto giusto, elastica e liscia come il sedere di un bambino piccolo.

Questa bella palla liscia (stavolta mi è venuta proprio bene, constato con un sospiro di sollievo) la metto a riposare un'ora dentro il forno spento ma caldo. La reimpasto altri due minuti e la rimetto a riposare, ancora una volta, per una mezz'oretta. Quando la croce che ho creato col coltello non è più visibile, significa che l'impasto è pronto. Posso a questo punto accendere il forno a 220°. Ricavo 8 palline che stendo col matterello, al centro delle quali posiziono qualche cubetto di mozzarella e un paio di fette di prosciutto crudo, quindi chiudo i calzoni come se stessi creando dei grossi ravioli, facendo attenzione che restino sigillati e non fuoriesca nulla.

Sistemo i calzoni, che già hanno un bell'aspetto tronfio e morbido, su due placche da forno, precedentemente coperte dall'apposita carta, quindi li spennello con l'olio d'oliva e li cospargo di origano e rosmarino tritato col coltello. Trenta minuti in forno e, appena la pasta comincia appena a colorirsi, la nostra cena è pronta. Mi piace mangiare sul letto, con una birra belga nella destra e la sinistra che impugna un calzone caldo. Qualcuno lo definirebbe un modo cialtronesco di affrontare il momento del pasto, ma tant'è ; )

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