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sabato 26 marzo 2011

Latkes leggeri

Probabilmente è arrivata la bella stagione. Stamattina sono uscita di casa e c'era un tempo meravigliosamente bello, il pratino sotto casa è un tripudio di margherite e violette e anche le giornate si stanno allungando. Non è che quindi abbia passato molte ore in cucina, ultimamante. Però sono ben contenta di proporre una ricetta di qualche tempo fa, preparata come contorno in occasione di uno di quei pranzoni domenicali dove non manca certo un bel piatto forte a base di carne.

I latkes sono frittelle di patate tipiche della tradizione ebraica, proposte come contorno o stuzzichino in qualsiasi deli newyorkese che si rispetti, non meno richieste del pastrami e di certi cetrioli sottaceto che manco la Saclà.

Ho letto tante ricette e più o meno tutte prevedono farina e uovo come addensanti, per rendere i latkes compatti. La formula adottata per l'occasione, invece, contemplava solo l'utilizzo di due patate per commensale, un'abbondante grattugiata di pepe e un pizzico di sale: si grattugiano le patate e si strizzano con l'aiuto di un canovaccio pulito, per eliminare parte dell'amido, quindi si aggiungono sale e pepe e si ottengono le frittelle utilizzando un coppapasta rotondo. Restano poco stabili e la forma sicuramente non è perfetta, ma così le trovo più leggere e digeribili. Uno ad una, facendo molta attenzione, si dispongono i latkes sulla griglia unta d'olio (o in un padellino antiaderente), rovente. Sono pronti quando formano una sorta di crosticina leggermente brunita in superficie.



domenica 23 gennaio 2011

Pane Pitta

Come di consueto, approfitto delle ore libere domenicali per potermi dedicare per benino alle mie creazioni gastronomiche. Questa in particolare risale a qualche fine settimana fa, quando con la mia mamma abbiamo ben pensato di preparare qualche piatto esotico per festeggiare l'Epifania.

Secondo me il pane pitta con l'hummus è un piatto estremamente adatto all'estate, forse un po' meno al clima di questi giorni, ma tant'è. I ceci li avevamo e io avevo proprio voglia di intingere del pane all'uso mediorientale in questa deliziosa salsetta. Tutto questo mi ricorda alcuni aperitivi estivi nelle serate romane, quando tra i vari stuzzichini mi sono vista portare anche dei bicchierini piccolissimi riempiti di questa cremina dorata. 

La ricetta del pane pitta è tratta brutalmente dal blog della mitica Sigrid. Eccola qui. 
La foto da me realizzata è imbarazzante, per quanto è brutta. I mezzi tecnici però sono quelli che sono e anche la mia perizia in materia lascia a desiderare. Credo però basti ad illustrare il piatto e poi non tengo particolarmente a vincere il premio "Donna Hay" per la miglior presentazione fotografica del 2011, non so se mi spiego.

Io nel frattempo mi sto facendo una cultura in materia di birra, preparandomi spiritualmente al mio addio al nubilato a Monaco (dico solo questo: le amiche organizzatrici hanno fermato un appartamento in centro, scegliendolo per la vicinanza alla "Via della Birra"). Inoltre, continuo a piluccare idee dai libroni di Nigella che ad ottobre mi sono stati regalati per il mio compleanno. Chissà che non ne venga fuori qualche spunto interessante per i prossimi post... E per qualche cenetta che faccia contento il mio futuro marito :-)

giovedì 6 gennaio 2011

La Befana ama i piatti nordafricani: il Cous Cous vegetariano

Finalmente quattro giorni di stacco prima di cominciare in maniera vera e propria il nuovo anno. A casa mia ci stiamo accostando in maniera molto soft alla cucina detox, dopo i bagordi di Natale e Capodanno. I kg da perdere sono almeno 5 e sono fermamente intenzionata a perderli prima del mio matrimonio americano: ho già adocchiato un vestitino strepitosamente bello da indossare a giugno ed ho tutta l'intenzione di indossarlo con stile.
E comunque sono giornate estremamente pigre, in attesa di capire se le risorse umane della mia azienda avranno pietà di me e mi rimanderanno a Roma, leggo, dormo molto, mi informo su Monaco di Baviera e, grazie alla nuova guida sulle birre più buone del mondo, mi faccio una cultura su uno dei motivi principali per cui il mio addio al nubilato si terrà proprio nella ridente Baviera.

Oggi, comunque, si va di cucina nordafricana e mediorientale. Antipastino con fettina di pitta spalmata di hummus (prossimamente su questi schermi anche la ricetta della pitta) e main course a base di Cous Cous con verdure, ricetta adorabile ed allo stesso tempo di una banalità sconvolgente.

Ingredienti per quattro:

500 gr di CousCous precotto
500 ml di acqua
2 dadi da cucina
1 melanzana
3 carote
2 zucchine
pomodorini pachino
1 cipolla rossa
1 peperoncino
basilico
5 cucchiai d'olio evo
sale q.b.

Per prima cosa si affettano a cubetti gli ortaggi e in una capiente padella si fanno scaldare 4 cucchiai d'olio con il peperoncino tritato e la cipolla tagliata a fettine. Quando la cipolla si sarà imbiondita, si aggiungeranno tutte le verdure e le si lascerà a stufare per circa 15 minuti, mescolandole di tanto in tanto. Sconsiglio di tenerle sul fuoco per più tempo, o cominceranno a perdere di consistenza. Le si sala e le si tiene un attimo da parte.

In un bel padellone largo da paella si versa tutta la confezione di Cous Cous. Si equidistribuisce il prodotto sul fondo e lo si tiene ben sgranato, aggiungendo un cucchiaio d'olio. Si copre il tutto con il brodo bollente ottenuto facendo bollire i due dadi da cucina nell'acqua, si mescola per bene e quindi si lascia riposare 5 minuti con il coperchio.

Si serve il piatto mescolando il Cous Cous alle verdure e guarnendo la preparazione con abbondante basilico fresco.

lunedì 13 dicembre 2010

Sprazzi di baviera: i Pretzeln

Come ogni anno sono arrivata a ridosso della cena natalizia con le amiche. Quest'anno, come da un po' di tempo a questa parte, abbiamo optato per il ristorante bavarese vicino casa, che riteniamo particolarmente adatto al periodo. Cucina discretamente pesante, birre strutturate e grappe di rigore: questo è tutto quello che cerchiamo di contorno agli auguri.

Domenica scorsa, per continuare a giocare con il Kitchen Aid e per cominciare ad entrare in clima, ho pensato di preparare dei Pretzeln da sbocconcellare davanti alla tv, di sera, con qualche fetta di speck altoatesino. E guarda caso sul ricettario arrivato in dotazione ho trovato proprio ciò che cercavo.

Ingredienti

500 gr di farina 00
75 gr di strutto
30 gr di lievito in polvere per impasti salati
40 gr di zucchero
125 ml di acqua tiepida
125 ml di latte tiepido
1 pizzico di sale
1 uovo
1 cucchiaio di semi di sesamo

Agli ingredienti secchi, mescolati nella ciotola della planetaria, ho aggiunto a poco a poco i fiocchetti di strutto ammorbidito, quindi il latte e l'acqua tiepida, a filo, continuando a mescolare con la frusta piatta, a bassa velocità. L'impasto così creato, di consistenza morbida ed elastica, l'ho lasciato lievitare, coperto con un canovaccio, per circa mezz'ora, sopra il termosifone tiepido.

Ho quindi impastato nuovamente il tutto in maniera molto veloce, sulla spianatora di legno, dividendo poi il tutto in 12 panetti. Da ogni panetto ho creato una sorta di lungo grissino (40 cm) di circa 1 cm di diametro.  Ho disposto ciascun "grissino" annodato nella classica forma del pretzel su di una teglia, precedentemente rivestita di carta da forno unta. Ho spennallato i pretzeln con l'uovo battuto e ne ho cosparso la superficie in maniera uniforme con i semi di sesamo. Tenuti circa 30 minuti in forno preriscaldato a 200°, sono una vera delizia. Buoni sia caldi che un po' posati, con salumi e formaggi tipici.

mercoledì 8 settembre 2010

Nikolaiviertel ed il fascino discreto di una Berlino d'altri tempi

Continua la mia ricerca assidua di esperienze gastronomiche interessanti. Volevo giusto indicarvi un ristorante che, per gli accostamenti tradizionali e la scelta di perseguire una cucina campagnola e robusta, ha sicuramente meritato il podio culinario durante i 4 giorni trascorsi a Berlino in agosto.

La città di per sè è così cosmopolita, rivoluzionaria, culturalmente affascinante da far venire le vertigini. Anche le possibilità di assaggiare piatti diversi, rappresentativi delle diverse anime del melting pot berlinese, sicuramente non mancano. In uno scenario così vario ed eccitante, però, ogni tanto il rigore della cucina classica non può che essere apprezzato.

Ed è così che, in una tiepida sera estiva, ci siamo avventurati nel quartiere adiacente la chiesa di San Nicola, un piacevole angolino ottocentesco nel cuore del centro storico, a due passi dalla magnificenza di Unter Der Linden da un lato e dal funzionalismo di Alexanderplatz (bruttina ma affascinante, si direbbe di una donna), dall'altro. 

Per la cena ci siamo affidati alla solita preziosissima guida Lonely Planet ed il locale prescelto, Zur Letzen Instanz, è stato assolutamente all'altezza delle aspettative, un susseguirsi di salumi, pane alle noci,  seguiti dall'imprescindibile stinco di maiale con contorno di cavolo rosso e gnocchi di patate.  

E la birra, ça va sans dire, era davvero ottima, una darkbeer artigianale. O "Berliner", come la chiamano gli amici crucchi. Da provare.

Zur Letzten Instanz
Waisenstr. 14-16,
10179 Berlin



giovedì 29 luglio 2010

The Rock and Sole Plaice: Fish and Chips come piace a noi

Grazie della foto al dolce Sergio ; )
Avrete probabilmente capito che questo, per me, non è il momento migliore per curare con assiduità il blog. Lo spostamento nelle terre del Nord (Milano) e l'iperlavoro rendono certamente più difficile stare dietro ai miei hobbies come vorrei. Mi riprometto, entro qualche settimana, di riprendere in mano le redini con maggiore costanza.

Ma il fatto di aver lavorato come una matta non ha implicato la rinuncia, durante il week end, a qualche giretto interessante. Mi riferisco, in particolare, all'ultimo fine settimana, che ho trascorso a Londra con fidanzato e amici. Siccome ogni scusa è più che buona per mangiare ed esplorare tramite il gusto le tradizioni e cogliere le atmosfere di un luogo, mi fa molto piacere condividere con voi una vecchia conoscenza: si tratta di un posticino, trovato grazie alla spettacolosa guida di Londra della Lonely Planet, collocato in zona Covent Garden. Il locale in questione è The Rock and Sole Plaice e offre la possibilità di assaggiare dell'ottimo pesce (sogliole, razze, merluzzo, stoccafisso) fritto in una spessa copertura di pastella, servito con le immancabili patatine fritte, da non confondersi assolutamente con le più sottili french fries. Il tutto, secondo la più ortodossa delle tradizioni inglesi. 

Sebbene ci fosse la possibilità di prendere un cartoccio al volo e mangiare per strada, io ed il resto della ciurma abbiamo preferito sederci ai tavoli di legno all'aperto e goderci il sole e l'arietta deliziosa. Tutti abbiamo optato per il merluzzo. Croccante, bollente e peccaminosamente "unhealthy".

The Rock & Sole Plaice
47 Endell Street
Covent Garden
London




sabato 19 giugno 2010

Un angolo di Oriente nella Grande Mela: Benihana

Dopo più di un mese di assenza, direi che era proprio ora di ritornare alla carica e riprendere in mano questo blog gastronomico. Non è che io abbia propriamente avuto il tempo di battere la fiacca, è che appena tornata da una intensa (e dispendiosa) settimana a New York trascorsa a fare giri più e meno turistici con i miei ed il mio fidanzato, sono stata sballottata dal mio capo in giro per il Nord Italia, a causa di esigenze di servizio. Ho avuto modo di fare un po' di vita d'albergo, comoda, rilassante, non del tutto priva di rotture e, causa mancanza di wi-fi, del tutto priva dell'opportunità di dedicarmi ad uno dei miei hobbies preferiti quale è, appunto, il foodblogging.

Da qualche giorno mi ronzava in testa l'idea di approfondire il concetto di cucina internazionale all'interno di un calderone colorato e ribollente come la Grande Mela (perchè si chiami così, tra l'altro, non l'ho mai capito). Per gli amanti dell'esotico New York è un vero paradiso: è possibile assaggiare pressochè tutte le squisitezze che può offrire la cucina orientale, e non solo. Non c'è angolino del mondo che non sia rappresentato tra i blocks di Manhattan. A parte la strafamosa Chinatown e la ormai "sputtanatissima" Little Italy (una delusione, piena com'è di nipoti di migranti che non conoscono più di tre parole in italiano e che fanno di tutto per attirarti in locali dove la pizza è gommosa e il caffè acqua sporca), abbiamo Little Brazil, sulla 51st, se non ricordo male e Little Korea sulla 32nd, altri quartieri Italiani tra Brooklyn ed il Bronx, un quartiere Jamaicano... E via discorrendo.

Vorrei soffermarmi un attimo però, sulla cucina giapponese e su quello che è, a mio parere, un piccolo gioiello, cioè il Benihana, sulla 56th West, tra 5th e 6th Avenue. Di questa scoperta devo ringraziare Lorenzo, che ci portò lì a pranzo in occasione del nostro primo viaggio a NYC.

Si tratta, per l'esattezza, di una catena di ristoranti giapponesi dove, al di là dell'estetica un po' kitsch data dall'allestimento e dal cuoco che si esibisce a uso e consumo di una platea di 6-8 avventori in uno spettacolino fatto di destrezza e trovate spettacolari tipo giochetti con palette e coltelli e code di gamberi che vanno a finire nei taschini, si può assaggiare una cucina assolutamente essenziale, a base di carne, pesce, riso e verdure.

Niente intrugli iperspeziati, sapori dissonanti o fritture untuose, come ormai capita spesso di mangiarne, e non solo negli Stati Uniti. Ad accompagnare piatti cotti al vapore, sulla griglia, o le tempure leggere e croccanti, dell'ottima birra Ashai, com'è giusto che sia.

Nella foto sopra, che ha dato a Matteo l'occasione di esercitarsi con il suo nuovo obiettivo Canon, un semplice salmone cotto a vapore con verdurine croccanti.

Insomma, anche l'anno prossimo torneremo nella capitale del mondo e, state certi, non ci faremo mancare una puntatina da Benihana.

Benihana
47 West 56th Street
New York, NY 10019

mercoledì 21 aprile 2010

Melanzane con crema alla tahina e mascarpone

Reduce da una giornata massacrante al lavoro, pubblico questa ricetta mentre con un occhietto guardo la televisione (nuovo 42 pollici, una vera bomba!) e con l'altro sovraintendo distrattamente alla preparazione della valigia da parte del mio fidanzato, che si farà tre giorni a Londra a casa di un suo ex collega.


 Questo contorno è il classico piatto di recupero, preparato per smaltire quel po' di tahina che ancora avevo in frigo. E' molto veloce da realizzare e fa la sua figura, quando accompagnato da una freschissima insalata a base di valeriana. Io ho servito le fette di melanzana ad accompagnamento di un profumatissimo arrosto di maiale e carciofi preparato dalla mia mamma.

Ingredienti (2 persone)

1 melanzana
1 cucchiaio colmo di mascarpone
1 cucchiaio di salsa di soia
1 chucchiaio di tahina
2-3 cucchiaini d'acqua fredda

Basta semplicemente grigliare le fette di melanzana e cospargerle con la salsa creata sbattendo con una forchetta i rimanenti ingredienti. Servite con insalata, spinaci, valeriana o altra roba verde che crei un bell'effetto cromatico.

sabato 27 marzo 2010

Quesadillas of Love!

Sapete che c'è di nuovo? Oggi non si cucina. Stamattina io ed il mio Biondo ce la siamo presa molto comoda, ora abbiamo voglia di rilassarci e riposarci perchè la settimana è stata pesante per entrambi, ma nonostante tutto ci sono state coccole, chiacchiere e le chiacchiere sono state così proficue, così piacevoli, e hanno portato a conclusioni così interessanti che sono di ottimo umore... In più sta anche uscendo il sole.

Quando le condizioni sono così favorevoli, sarebbe un peccato rovinare tutto non cedendo all'autoindulgenza. E allora stasera andremo di Quesadillas, gustosissime piadine alla maniera messicana. Caloriche, ma tanto ho già perso 4 kg in due mesi, quindi lo strappo alla regola è ampiamente concesso!

La ricetta è quella della nostra cuocona inglese Nigella. Enjoy this!

giovedì 18 marzo 2010

Riso alla cantonese con pollo all'ananas

Stasera comincerei con una nota divertente: ho scoperto con una certa sorpresa, poco fa, che il mio modesto blog, una creatura nata da qualche giorno e che ancora si regge su fragili e incerte gambette, ha già ricevuto una visita da Kyoto, una da Parigi ed una da Washington DC. Chissà quali oscuri percorsi hanno portato tre cybernauti provenienti da angoli così distanti del mondo ad incapare ne La grand Bouffe. Questo però fa riflettere sul potere della rete e sulla capacità di veicolare i contenuti più disparati (e disperati)... Alla mia prossima visita su Google Analytics conto di trovare almeno un cinese ed uno spagnolo (Lollo da Sitges, se mi leggi, fai ciao con la manina!) ; )

Altra riflessione profonda quanto una pozzanghera sulla via di Torrevecchia: le cose non programmate sono quelle che riescono meglio, che si tratti di un fidanzato conosciuto grazie ad un numero di cellulare digitato male - già, anche questo può succedere, a quanto dicono - di incontri improvvisi, o banalmente di cene organizzate in maniera estemporanea. Questo, banalmente, è quanto mi è capitato ieri sera. Spiego meglio. Ieri il mio moroso era impegnato con un addio al celibato e, per una congiunzione astrale che si ripeterà fra un migliaio di anni, anche le mie tre amichette di recente acquisizione erano libere e senza un gran che da fare. Con un giro di telefonate molto rapido ci siamo accordate per cenare a casa mia. Fortunatamente tra frigo e credenza faccio in modo che non manchi mai del pane casereccio fresco, ingrediente strategico per un'ottima bruschetta, del prosciutto buono e qualche assaggio di formaggio francese/sardo sfizioso. Ognuno ha le sue fisime! Hanno completato il tutto l'insalata di farro e gamberetti portata da una delle fanciulle, una bottiglia di Falanghina alla temperatura ottimale e, per non farci mancare nulla, quattro porzioncine di shushi sake prelevate per tempo dal ristorantino di cui ho parlato qualche giorno fa... Per dessert, uno tzunami chiacchiere e di risate, tanto che ancora adesso ho gli addominali leggermente indolenziti.

Rimanendo in tema di piatti orientali, direi che posso partire a bomba con la ricettina preparata tre sere fa, una piacevolissima scoperta. Anche questa volta, le dosi sono per due.

Ingredienti
(per il riso alla cantonese)
150 gr di riso basmati
200 gr di pisellini surgelati
100 gr di prosciutto cotto affumicato
1 uovo grande
2 cucchiai d'olio evo
1 noce di burro
1 cipollina fresca
1 pizzico di sale
1 grattatina di noce mosacata (facoltativa)
2 cucchiai di salsa di soia

(per il pollo all'ananas)
2 fette di petto di pollo
1 confezione da 340 gr di Ananas in scatola (compreso il succo)
farina per impanare il pollo
1 cucchiaio o poco più d'olio evo
2 lime
1 pizzico di sale

E' opportuno preparare questo sostanzioso piatto unico provvedendo innanzitutto al riso alla cantonese, rigorosamente di qualità basmati. Nel mio capace wok Ikea ho messo a dorare nell'olio d'oliva la cipollina, quel particolare tipo che gli inglesi come Nigella Lawson chiamerebbero "spring onion", che io trovo più delicato, e di conseguenza più adatto ad una preparazione del genere, quindi, alzata leggermente la fiamma, ho aggiunto il prosciutto tagliato a listarelle ed i pisellini surgelati. Nel frattempo ho buttato il riso nell'acqua bollente salata, facendolo lessare per circa una decina di minuti. A parte, ho preparato una frittatina piuttosto consistente, con un solo uovo, in un tegamino nel quale ho fatto precedentemente fondere una noce di burro. Chi gradisce può, per altro, grattare un pochino di noce moscata sull'uovo sbattuto, prima di versarlo nel tegamino. Ho tagliato irregolarmente la frittatina ottenuta, mescolando i pezzi ai piselli ed al prosciutto rosolati. Alla fine ho aggiunto il riso scolato, ho regolato di sale, finendo di cuocere il tutto a fiamma moderata, sfumando con la salsa di soia, per due minuti.

Veniamo al pollo. In una casseruola in cui ho fatto scaldare l'olio, appena raggiunta una temperatura elevata, ho buttato il pollo tagliato a listarelle e infarinato. Tutto ciò che occorre fare dopo è sfumare con il succo dei due lime e, quindi, con un po' del succo d'ananas del barattolo. Quando si è a un passo dal servire, si versano nel tegame, mescolando, le fettine di ananas tagliate in quattro pezzi. Per accompagnare il riso è il secondo ideale, provare per credere!

sabato 13 marzo 2010

Quel sapor mediorentale, parliamo di hummus

Stavolta cambiamo un po' genere e ci spostiamo in medioriente. Ieri sera, come ogni venerdì sera, mi sono presa il mio tempo per sistemare un po' casa, visto che ho passato una settimana infernale tra lavoro ed uscite serali e avevo qualche arretrato, tipo lavatrici da fare, lenzuola da cambiare e robetta così. Nonostante tutto, avevo voglia di mangiare qualcosa di buono, senza impiegare un'eternità a spadellare, affettare, cuocere etc. Allora, dato che avevo portato a casa della focaccia croccantina e che aprendo la credenza mi è caduto l'occhio sulla tahina, altro piccolo tesoro di non facile reperibilità (salsa libanese a base di sesamo), ho pensato di preparare dell'hummus da servire con la focaccia, per accompagnare quei buonissimi hamburger di vitello e melanzana preparati da Santa Mamma, e che si cuociono sulla piastra in due minuti due. E poi il venerdì sera è così bello guardare un filmone a letto con la panza piena di cose saporite! Poi si dorme molto meglio ; ). Btw, non ho dormito meglio manco per niente, dato che c'è venuta voglia di vedere Revolutionary Road, gran film, per carità, ma così triste che alla fine mi sono dibattuta tutta la notte in incubi a base di abbandono e litigi. Vabè. Venerdì prossimo si va di Lando Buzzanca e Lino Banfi prima maniera!

Ingredienti

250 gr di ceci
2 cucchiai colmi di tahina
2 spicchi d'aglio
2 cucchiai d'olio
1 punta di cucchiaino di paprica
1 punta di cucchiaino di peperoncino in polvere
un mazzetto di prezzemolo tritato
il succo di un limone
un pizzico di sale

Partiamo dal presupposto che ho usato ceci Cirio in barattolo. Ora, so che qualche anima candida obietterà che "noooooo, i ceci freschi sono molto meglio". Sono certa che sia così. Il problema è che i ceci freschi vanno tenuti a bagno una notte e poi lessati e francamente ieri non ne avevo nè voglia, nè tempo (non è che durante il giorno io stia proprio a smacchiare leopardi, per dirla tutta). Quindi, passando di volata al supermercato, ho preso un bel barattolo di ceci pronti... Ecco, magari, non è il caso di tirare tanto sul prezzo e puntaree alla qualità, quello ve lo concedo. Tornando a noi, ho sgocciolato i ceci e li ho messi in una ciotola assieme agli altri ingredienti e ho frullato tutto per un minuto con il minipimer. E' mia ferma intenzione comprare il Bimby quanto prima, come qualcuno già sa, ma questa è un'altra storia. Vi assicuro, servito con la focaccia calda di forno, l'hummus è una delizia in grado di soddisfare anche i palati più esigenti.
Apro una piccola parentesi sui cibi difficili da trovare, tipo la tahina, le noci pecan, la créme fraiche (questi ultimi due visti nelle puntate precedenti). So che può essere frustrante mettersi in cerca di certi ingredienti. Per questo consiglio vivamente di individuare, nella vostra città, un emporio di prodotti simil coloniali o un ingrosso, o un supermercato grande e fornito e perdere del tempo, ogni tanto, a curiosare tra gli scaffali. Davvero non si finisce mai di scoprire. A Roma, ad esempio, è strafacile: basta andare da Castroni, nota catena di negozi nati come semplici torrefazioni e che negli anni hanno cominciato ad ingrandirsi e ad offrire prodotti d'importazione. Una meraviglia per gli occhi, in poche parole. Ora non saprei più come farne a meno!

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