giovedì 29 luglio 2010

The Rock and Sole Plaice: Fish and Chips come piace a noi

Grazie della foto al dolce Sergio ; )
Avrete probabilmente capito che questo, per me, non è il momento migliore per curare con assiduità il blog. Lo spostamento nelle terre del Nord (Milano) e l'iperlavoro rendono certamente più difficile stare dietro ai miei hobbies come vorrei. Mi riprometto, entro qualche settimana, di riprendere in mano le redini con maggiore costanza.

Ma il fatto di aver lavorato come una matta non ha implicato la rinuncia, durante il week end, a qualche giretto interessante. Mi riferisco, in particolare, all'ultimo fine settimana, che ho trascorso a Londra con fidanzato e amici. Siccome ogni scusa è più che buona per mangiare ed esplorare tramite il gusto le tradizioni e cogliere le atmosfere di un luogo, mi fa molto piacere condividere con voi una vecchia conoscenza: si tratta di un posticino, trovato grazie alla spettacolosa guida di Londra della Lonely Planet, collocato in zona Covent Garden. Il locale in questione è The Rock and Sole Plaice e offre la possibilità di assaggiare dell'ottimo pesce (sogliole, razze, merluzzo, stoccafisso) fritto in una spessa copertura di pastella, servito con le immancabili patatine fritte, da non confondersi assolutamente con le più sottili french fries. Il tutto, secondo la più ortodossa delle tradizioni inglesi. 

Sebbene ci fosse la possibilità di prendere un cartoccio al volo e mangiare per strada, io ed il resto della ciurma abbiamo preferito sederci ai tavoli di legno all'aperto e goderci il sole e l'arietta deliziosa. Tutti abbiamo optato per il merluzzo. Croccante, bollente e peccaminosamente "unhealthy".

The Rock & Sole Plaice
47 Endell Street
Covent Garden
London




sabato 19 giugno 2010

Un angolo di Oriente nella Grande Mela: Benihana

Dopo più di un mese di assenza, direi che era proprio ora di ritornare alla carica e riprendere in mano questo blog gastronomico. Non è che io abbia propriamente avuto il tempo di battere la fiacca, è che appena tornata da una intensa (e dispendiosa) settimana a New York trascorsa a fare giri più e meno turistici con i miei ed il mio fidanzato, sono stata sballottata dal mio capo in giro per il Nord Italia, a causa di esigenze di servizio. Ho avuto modo di fare un po' di vita d'albergo, comoda, rilassante, non del tutto priva di rotture e, causa mancanza di wi-fi, del tutto priva dell'opportunità di dedicarmi ad uno dei miei hobbies preferiti quale è, appunto, il foodblogging.

Da qualche giorno mi ronzava in testa l'idea di approfondire il concetto di cucina internazionale all'interno di un calderone colorato e ribollente come la Grande Mela (perchè si chiami così, tra l'altro, non l'ho mai capito). Per gli amanti dell'esotico New York è un vero paradiso: è possibile assaggiare pressochè tutte le squisitezze che può offrire la cucina orientale, e non solo. Non c'è angolino del mondo che non sia rappresentato tra i blocks di Manhattan. A parte la strafamosa Chinatown e la ormai "sputtanatissima" Little Italy (una delusione, piena com'è di nipoti di migranti che non conoscono più di tre parole in italiano e che fanno di tutto per attirarti in locali dove la pizza è gommosa e il caffè acqua sporca), abbiamo Little Brazil, sulla 51st, se non ricordo male e Little Korea sulla 32nd, altri quartieri Italiani tra Brooklyn ed il Bronx, un quartiere Jamaicano... E via discorrendo.

Vorrei soffermarmi un attimo però, sulla cucina giapponese e su quello che è, a mio parere, un piccolo gioiello, cioè il Benihana, sulla 56th West, tra 5th e 6th Avenue. Di questa scoperta devo ringraziare Lorenzo, che ci portò lì a pranzo in occasione del nostro primo viaggio a NYC.

Si tratta, per l'esattezza, di una catena di ristoranti giapponesi dove, al di là dell'estetica un po' kitsch data dall'allestimento e dal cuoco che si esibisce a uso e consumo di una platea di 6-8 avventori in uno spettacolino fatto di destrezza e trovate spettacolari tipo giochetti con palette e coltelli e code di gamberi che vanno a finire nei taschini, si può assaggiare una cucina assolutamente essenziale, a base di carne, pesce, riso e verdure.

Niente intrugli iperspeziati, sapori dissonanti o fritture untuose, come ormai capita spesso di mangiarne, e non solo negli Stati Uniti. Ad accompagnare piatti cotti al vapore, sulla griglia, o le tempure leggere e croccanti, dell'ottima birra Ashai, com'è giusto che sia.

Nella foto sopra, che ha dato a Matteo l'occasione di esercitarsi con il suo nuovo obiettivo Canon, un semplice salmone cotto a vapore con verdurine croccanti.

Insomma, anche l'anno prossimo torneremo nella capitale del mondo e, state certi, non ci faremo mancare una puntatina da Benihana.

Benihana
47 West 56th Street
New York, NY 10019

giovedì 13 maggio 2010

Polenta taragna grigliata con tomini ripieni

E' stata una settimana veramente carica di emozioni: il week end a Londra, il mio moroso che ce l'ha fatta a trovare un lavoro veramente soddisfacente dal punto di vista remunerativo e professionale (manco a dirlo, proprio nella nostra capitale europea preferita) e a fare quel salto di qualità che da qualche mese stava cercando, io che da parte mia continuo a lavorare in media 50 ore a settimana... Non ci siamo fatti mancare nulla.

Per festeggiare la principale novità, stasera ho preparato un piatto sostanzioso piuttosto adatto al clima per nulla primaverile di questi giorni, quindi, via con la polenta. Da brava nordica, non potevo farne a meno!

Ingredienti (x 2)

200 gr di farina per polenta taragna (di grano saraceno)
1 litro d'acqua
1 piccola presa di sale
70 gr di burro
300 gr di formaggi di montagna a piacere (tipo bitto, casera, fontina)
qualche costa di bieta, per dare colore (facoltativa)
2 tomini piemontesi
2 fette di speck tagliato sottile
1 pugno di pistacchi sgusciati e tritati grossolanamente
2 cucchiaini di senape dolce, tipo tedesca per weisswurst

Mettete in un paiolo di rame (o in una pentola di acciaio col fondo spesso) l’acqua e portatela ad ebollizione, poi salatela e versatevi la farina a pioggia, mescolando di continuo con un mestolo affinchè non si formino grumi.

Continuate a mescolare la polenta fino a che non sarà cotta (circa 50-60 minuti). Io ho il paiolo elettrico e mi evito il bisogno di mescolare in continuazione. La lascio semplicemente andare.

Nel frattempo tagliate il burro e il formaggio a pezzetti, poi uniteli alla polenta ormai cotta, abbassando il fuoco al minimo; amalgamate bene gli ingredienti fino al loro completo assorbimento (5-6 minuti).

La polenta così preparata la si fa raffreddare una notte in frigo. La sera successiva la tagliate a fette spesse un cm circa e la grigliate, assieme ai tomini tagliati a metà longitudinalmente, imbottiti di senape e pistacchi e avvolti nello speck. Scelta molto calorica, ma direi che con questo tempo ce lo possiamo sicuramente permettere!

domenica 2 maggio 2010

Brownie marmorizzato al burro d'arachidi

Eccovi una variante del brownie che ho scovato curiosando tra le ricette delle mie bloggers preferite. Questa è di qualche mese fa, tratta dal sito di Genny. Perchè tutti questi brownies concentrati in così poco tempo, si chiederà qualcuno... E' molto semplice: trovo che sia una ricetta ottima per smaltire il surplus di uova di pasqua che ci riempiono casa da marzo all'inizio dell'estate (a casa mia capita , perchè ne ricevo ancora tante, quasi fossi ancora una bimba). In più, è semplice, veloce da preparare e non mi toglie troppo tempo in questi giorni, che sono occupatissima al lavoro fino a tarda ora e contemporaneamente devo pensare ad organizzarmi per il week end a Londra e per il viaggetto a New York di fine mese... Eccola:


Ingredienti

115 gr di burro
170 gr cioccolato fondente
70 gr farina
20 gr cacao amaro in polvere
1 bustina di lievito per dolci
1/4 di cucchiaino di sale
120 gr di zucchero di canna
3 uova
1 bustina di vanillina

Per la copertura al burro d'arachidi
50 gr burro fuso
40 gr zucchero bianco
200 gr  di burro d’arachidi
1 pizzico di sale

Preriscaldare il forno a 160° e imburrare della carta da forno, posizionandola all'interno di uno stampo per plum cakes.  Far fondere il cioccolato con il burro, lasciar freddare, quindi unire la farina setacciata, il lievito, il sale e lo zucchero. Per concludere, aggiungere la vanillina.

Preparare la copertura, mescolando tutti gli ingredienti tra di loro fino ad avere un impasto liscio. Il burro d'arachidi, per altro, ormai si trova facilmente anche al supermercato. Io preferisco la varietà non perfettamente liscia, che permette di sentire la consistenza croccante delle noccioline sotto i denti.

Versare un terzo dell’impasto al cioccolato nello stampo, coprire con parte dell'impasto al burro di arachidi, poi aggiungere dell'altro impasto al cioccolato e finire con la restante crema al burro d'arachidi. Mescolare con un coltello per creare l’effetto marmorizzato. Infornare per 45 minuti , poi lasciare raffreddare a tagliare a quadrotti.

mercoledì 28 aprile 2010

Un primo leggero; zuppa di pomodoro e ceci aromatizzata al rosmarino

Ogni tanto, converrete con me, un piatto leggero e vagamente disintossicante è l'ideale per spurgarsi dalle quintalate di schifezze che ingurgitiamo nel week end. Per chiunque abbia un minimo di vita sociale, la dieta è una missione quasi impossibile, proprio perchè, di solito, non c'è un evento conviviale che non preveda la presenza più o meno preponderante di (buon) cibo. Allora l'altra sera, avendo dei ceci già pronti, ho voluto preparare un primo, che, a ben vedere, è un piatto completo, con la pasta, i legumi e un po' di vitamine.


Ingredienti (per 2 buone forchette)

100 gr di ceci lessati
1 lattina di pomodori
1 pomodoro maturo a cubetti
1 mazzetto di maggiorana
1 filo d'olio
1 cipollina fresca
750 ml d'acqua
1 rametto di rosmarino
1 pizzico di sale
150 gr di spaghetti

Per farla breve, i ceci si preparano in anticipo, facendoli ammorbidire una notte in acqua fredda e poi mettendoli a bollire piano piano per un paio d'ore in una pentola colma d'acqua salata.
Prepariamo un sughetto semplice con un soffrittino di cipolla tagliata fina, la passata, il pomodoro fresco a cubetti, gli odori e un pizzico di sale e ci tuffiamo i ceci lessati. A questo punto, allunghiamo il sugo con l'acqua e lasciamo bollire a fuoco dolce per qualche minuto. 

Proprio in questo sugo "diluito" mettiamo quindi a cuocere gli spaghetti spezzettati o, in alternativa, della pasta corta tipo tubettini. Al momento di servire, cospargiamo i piatti fumanti di zuppa con aghi di rosmarino spezzettati. Ottima per cena, questa zuppetta è anche il pranzo perfetto da portarsi al lavoro.

mercoledì 21 aprile 2010

Melanzane con crema alla tahina e mascarpone

Reduce da una giornata massacrante al lavoro, pubblico questa ricetta mentre con un occhietto guardo la televisione (nuovo 42 pollici, una vera bomba!) e con l'altro sovraintendo distrattamente alla preparazione della valigia da parte del mio fidanzato, che si farà tre giorni a Londra a casa di un suo ex collega.


 Questo contorno è il classico piatto di recupero, preparato per smaltire quel po' di tahina che ancora avevo in frigo. E' molto veloce da realizzare e fa la sua figura, quando accompagnato da una freschissima insalata a base di valeriana. Io ho servito le fette di melanzana ad accompagnamento di un profumatissimo arrosto di maiale e carciofi preparato dalla mia mamma.

Ingredienti (2 persone)

1 melanzana
1 cucchiaio colmo di mascarpone
1 cucchiaio di salsa di soia
1 chucchiaio di tahina
2-3 cucchiaini d'acqua fredda

Basta semplicemente grigliare le fette di melanzana e cospargerle con la salsa creata sbattendo con una forchetta i rimanenti ingredienti. Servite con insalata, spinaci, valeriana o altra roba verde che crei un bell'effetto cromatico.

domenica 18 aprile 2010

Breakfast time con la marmellata di limoni, cannella e chiodi di garofano


Cambiamo un attimo genere e passiamo a qualcosa in cui effettivamente non mi ero mai cimentata prima: la preparazione della marmellata. La scelta è caduta sui limoni per almeno un paio di motivi, intanto perchè la coppia di amici che ci ha ospitati settimana scorsa ce ne ha regalata una discreta quantità, colti direttamente dal loro alberello in giardino. Poi, perchè trovo interessante l'accostamento del sapore aspro del limone con la dolcezza pastosa della cannella. Con dieci limoni medio piccoli (belli, profumatissimi), ho ricavato tre barattolini di marmellata.

Ingredienti

10 limoni medio piccoli bio
300 gr di zucchero bianco
200 gr di zucchero demerara non raffinato (o zucchero di canna)
1 cucchiaino raso di cannella in polvere
1 bustina di fruttapec 1:1
4 chiodini di garofano

Di per sè l'operazione è meno complessa di quanto immaginassi. E' solo lunga e discretamente noiosa. Quindi, se già vi ho scoraggiati, optate direttamente per altri tipi di frutta. I limoni, infatti, vanno pelati, ma non solo, occorre rimuovere bene, nei limiti del possibile,  la parte bianca della scorza, che è amara, e che rovinerebe tutto. Per non parlare dei semini, ne avrò levati una cinquantina. Poi bisogna tagliare a tocchettini piccoli quello che rimane dei vostri limoni (vi assicuro, con tutto quello che ho scartato, la quantità si è dimezzata). Fatto questo, con le manine ormai diventate giallo simpson, versate tutto in una pentola antiaderente alta e unite, a freddo, la pectina. I puristi sono autorizzati ad inorridire, ma se già è stata dura di suo, perchè non dare una mano alla natura e rendere tutto un pochino più semplice almeno in questa fase ; )? 

Si mette la pentola sul fuoco, unendo la cannella ed i chiodi di garofano e si mescola finchè quella che comincia a prendere la forma di una sorta di marmellata comincia a  bolllire per un minuto o poco più. A questo punto si versano nel calderone bollente gli zuccheri e si continua a mescolare per altri tre-quattro minuti. La marmellata praticamente è pronta, è il momento di versarla, ancora caldissima, nei barattoli sterilizzati. Si chiude ogni recipente con il suo tappo pulito, si capovolge e si tiene in questo modo finchè  non avrà raggiunto la temperatura ambiente. Ah, dimenticavo, per sterilizzare i barattoli basta lavarli bene (e pulire bene anche i tappi), asciugarli e metterli in forno a 100° per un'oretta. 

Secondo me, spalmato sul pane questo bel nettare che lo zucchero di canna e la cannella hanno contribuito a rendere color ambra può fornire un valido contributo nella realizzazione della colazione dei campioni ; )!



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