domenica 13 marzo 2011

La pizza di Bonci

E' stato un sabato piuttosto tranquillo e sonnacchioso. Tutona di casa e pc perennemente acceso per rispondere alla posta e piluccare qua e là qualche idea mangereccia dalle mie foodies di fiducia: normalissima amministrazione. Certo, ultimamente il tempo non invoglia a mettere piede fuori casa, è marzo ma sembra novembre e io non vedo l'ora di poter mandare in lavanderia quella specie di piumone da letto/muta da palombaro imbottita, che mi ostino a spacciare per cappotto, a cui in inverno faccio sempre fatica a rinunciare.

E confesso che tra i vari cybergiri su internet, sono andata alla ricerca di un corso di food photography. Mi sembra di vedere le smorfiette ironiche di quanti, soltanto un mese fa, leggevano su queste pagine una mia affermazione sprizzante autocompiacimento e finta noncuranza: "non tengo particolarmente a vincere il premio "Donna Hay" per la miglior presentazione fotografica del 2011". Falso, falso, e ancora falso, vostro onore! O meglio, certo non ambisco a vincere un premio come miglior food photographer dell'anno, non è questo il mio scopo, tanto più che siamo ben lontani da certi standard. Però magari riuscire a postare qualche foto senza effetto "lumino dei morti" e "manina tremula" ogni tanto sarebbe bello, ecco. Sicuramente la Canon dei miei non aiuta, sicuramente l'ostinarmi a scattare di sera, dopo aver cucinato tutto il pomeriggio, mette un bel carico da undici, ma sono convinta di avere grossi margini di miglioramento. Questo quindi è un altro buon proposito per il 2011!

Ma veniamo al sodo. Ieri mi sono cimentata nell'impasto di Gabriele Bonci, l'ottimo cuoco romano proprietario del Pizzarium. La pizza è stata veramente deliziosa, tuttavia quasi di sicuro sarebbe stata ancora più soffice se avessi avuto il tempo di farla lievitare 24 ore nel ripiano basso del frigo, secondo quanto prescritto dallo chef, usando del lievito madre (di cui non disponevo) anzichè il comunissimo cubetto di lievito di birra. Ma tant'è, alla fine abbiamo spazzolato tutto come se non esistesse un domani.

Ingredienti per due teglie (8 persone o 4 molto golose):
600 gr di farina 00
150 gr di farina integrale
1 cubetto di lievito di birra
560 gr di acqua
2 cucchiai colmi di olio evo
1 pizzi co di sale

L'impasto deve essere estremamente morbido. Più che altro molle. L'ho lasciato riposare coperto e al caldo per un paio d'ore, quindi mamma ci ha rimesso mano e l'ha reimpastato. Come sempre, forno preriscaldato a 220° e santa pazienza nello stendere la pizza nella teglia livellandola con i polpastrelli sulla carta da forno unta. Uno dei miei condimenti preferiti, ultimamente, è la classica margherita potenziata con carciofi romani, origano e tonno. Va servita caldissima.





sabato 5 marzo 2011

Pizzelle abruzzesi (mamma docet)

Passato il periodo di relativo scoglionamento che mi ha tenuta lontana dai fornelli - perchè del resto anche per creare qualcosa di buono occorre avere il giusto mood - ritorno prepotentemente in sella con uno dei grandi classici della mamma, le pizzelle (note ai più come ferratelle) abruzzesi.

E allora questo pomeriggio, dopo aver mantenuto una corrispondenza strategica con un paio di recruiter inglesi, perchè "London calling", ora come non mai, e prima di rituffarmi a pesce sullo studio dei preventivi del nostro viaggio di nozze sui generis, mi sono concessa un'oretta di svago dolciario, preparando proprio questa splendida specialità, in onore delle mie origini majellesi.

La preparazione di questo dolce presuppone l'utilizzo di un apposito ferro elettrico, adatto a conferire a questa sorta di frittelle la loro caratteristica forma. Credo sia leggermente difficile da trovare, però, in negozi di casalinghi comuni, fuori dal territorio regionale.

Ad ogni modo, ecco la ricetta per una quarantina di pizzelle:

6 uova medie
6 cucchiai rasi di olio di semi
6 cucchiai rasi d'olio d'oliva
6 cucchiai di zucchero
6 cucchiai colmi di farina 00 setacciata
la buccia grattugiata di un limone bio
olio q.b per continuare a ungere il ferro da pizzelle, man mano

La preparazione è piuttosto semplice: basta montare a neve ferma (io ho usato le fruste elettriche) i 6 albumi, quindi incorporare poco per volta i tuorli, lo zucchero, l'olio, la farina e la buccia del limone.
La pastella così creata va versata, con l'ausilio di un mestolino, e solo poco per volta, al centro del ferro aperto e preriscaldato. Chiudendo il ferro e aspettando qualche secondo prima di riaprirlo e staccare la singola pizzella, il calore avrà fatto il suo lavoro condensando il composto.

Consiglio vivamente di mangiare le pizzelle entro un paio di giorni, quando ancora sono fragranti. Spalmate di marmellata di more casalinga o di nutella sono veramente la colazione ideale.


domenica 23 gennaio 2011

Pane Pitta

Come di consueto, approfitto delle ore libere domenicali per potermi dedicare per benino alle mie creazioni gastronomiche. Questa in particolare risale a qualche fine settimana fa, quando con la mia mamma abbiamo ben pensato di preparare qualche piatto esotico per festeggiare l'Epifania.

Secondo me il pane pitta con l'hummus è un piatto estremamente adatto all'estate, forse un po' meno al clima di questi giorni, ma tant'è. I ceci li avevamo e io avevo proprio voglia di intingere del pane all'uso mediorientale in questa deliziosa salsetta. Tutto questo mi ricorda alcuni aperitivi estivi nelle serate romane, quando tra i vari stuzzichini mi sono vista portare anche dei bicchierini piccolissimi riempiti di questa cremina dorata. 

La ricetta del pane pitta è tratta brutalmente dal blog della mitica Sigrid. Eccola qui. 
La foto da me realizzata è imbarazzante, per quanto è brutta. I mezzi tecnici però sono quelli che sono e anche la mia perizia in materia lascia a desiderare. Credo però basti ad illustrare il piatto e poi non tengo particolarmente a vincere il premio "Donna Hay" per la miglior presentazione fotografica del 2011, non so se mi spiego.

Io nel frattempo mi sto facendo una cultura in materia di birra, preparandomi spiritualmente al mio addio al nubilato a Monaco (dico solo questo: le amiche organizzatrici hanno fermato un appartamento in centro, scegliendolo per la vicinanza alla "Via della Birra"). Inoltre, continuo a piluccare idee dai libroni di Nigella che ad ottobre mi sono stati regalati per il mio compleanno. Chissà che non ne venga fuori qualche spunto interessante per i prossimi post... E per qualche cenetta che faccia contento il mio futuro marito :-)

giovedì 6 gennaio 2011

La Befana ama i piatti nordafricani: il Cous Cous vegetariano

Finalmente quattro giorni di stacco prima di cominciare in maniera vera e propria il nuovo anno. A casa mia ci stiamo accostando in maniera molto soft alla cucina detox, dopo i bagordi di Natale e Capodanno. I kg da perdere sono almeno 5 e sono fermamente intenzionata a perderli prima del mio matrimonio americano: ho già adocchiato un vestitino strepitosamente bello da indossare a giugno ed ho tutta l'intenzione di indossarlo con stile.
E comunque sono giornate estremamente pigre, in attesa di capire se le risorse umane della mia azienda avranno pietà di me e mi rimanderanno a Roma, leggo, dormo molto, mi informo su Monaco di Baviera e, grazie alla nuova guida sulle birre più buone del mondo, mi faccio una cultura su uno dei motivi principali per cui il mio addio al nubilato si terrà proprio nella ridente Baviera.

Oggi, comunque, si va di cucina nordafricana e mediorientale. Antipastino con fettina di pitta spalmata di hummus (prossimamente su questi schermi anche la ricetta della pitta) e main course a base di Cous Cous con verdure, ricetta adorabile ed allo stesso tempo di una banalità sconvolgente.

Ingredienti per quattro:

500 gr di CousCous precotto
500 ml di acqua
2 dadi da cucina
1 melanzana
3 carote
2 zucchine
pomodorini pachino
1 cipolla rossa
1 peperoncino
basilico
5 cucchiai d'olio evo
sale q.b.

Per prima cosa si affettano a cubetti gli ortaggi e in una capiente padella si fanno scaldare 4 cucchiai d'olio con il peperoncino tritato e la cipolla tagliata a fettine. Quando la cipolla si sarà imbiondita, si aggiungeranno tutte le verdure e le si lascerà a stufare per circa 15 minuti, mescolandole di tanto in tanto. Sconsiglio di tenerle sul fuoco per più tempo, o cominceranno a perdere di consistenza. Le si sala e le si tiene un attimo da parte.

In un bel padellone largo da paella si versa tutta la confezione di Cous Cous. Si equidistribuisce il prodotto sul fondo e lo si tiene ben sgranato, aggiungendo un cucchiaio d'olio. Si copre il tutto con il brodo bollente ottenuto facendo bollire i due dadi da cucina nell'acqua, si mescola per bene e quindi si lascia riposare 5 minuti con il coperchio.

Si serve il piatto mescolando il Cous Cous alle verdure e guarnendo la preparazione con abbondante basilico fresco.

lunedì 13 dicembre 2010

Sprazzi di baviera: i Pretzeln

Come ogni anno sono arrivata a ridosso della cena natalizia con le amiche. Quest'anno, come da un po' di tempo a questa parte, abbiamo optato per il ristorante bavarese vicino casa, che riteniamo particolarmente adatto al periodo. Cucina discretamente pesante, birre strutturate e grappe di rigore: questo è tutto quello che cerchiamo di contorno agli auguri.

Domenica scorsa, per continuare a giocare con il Kitchen Aid e per cominciare ad entrare in clima, ho pensato di preparare dei Pretzeln da sbocconcellare davanti alla tv, di sera, con qualche fetta di speck altoatesino. E guarda caso sul ricettario arrivato in dotazione ho trovato proprio ciò che cercavo.

Ingredienti

500 gr di farina 00
75 gr di strutto
30 gr di lievito in polvere per impasti salati
40 gr di zucchero
125 ml di acqua tiepida
125 ml di latte tiepido
1 pizzico di sale
1 uovo
1 cucchiaio di semi di sesamo

Agli ingredienti secchi, mescolati nella ciotola della planetaria, ho aggiunto a poco a poco i fiocchetti di strutto ammorbidito, quindi il latte e l'acqua tiepida, a filo, continuando a mescolare con la frusta piatta, a bassa velocità. L'impasto così creato, di consistenza morbida ed elastica, l'ho lasciato lievitare, coperto con un canovaccio, per circa mezz'ora, sopra il termosifone tiepido.

Ho quindi impastato nuovamente il tutto in maniera molto veloce, sulla spianatora di legno, dividendo poi il tutto in 12 panetti. Da ogni panetto ho creato una sorta di lungo grissino (40 cm) di circa 1 cm di diametro.  Ho disposto ciascun "grissino" annodato nella classica forma del pretzel su di una teglia, precedentemente rivestita di carta da forno unta. Ho spennallato i pretzeln con l'uovo battuto e ne ho cosparso la superficie in maniera uniforme con i semi di sesamo. Tenuti circa 30 minuti in forno preriscaldato a 200°, sono una vera delizia. Buoni sia caldi che un po' posati, con salumi e formaggi tipici.

lunedì 6 dicembre 2010

Nevica, governo ladro! E noi prepariamo una simil-Sacher

Stasera sono tornata da Milano completamente intirizzita. Mi sono bastati quei fatali 50 metri che separano Rinascente da Sephora per ridurre le mie manine improvvide, sguarnite - dimenticanza mia - di guantini, in due pezzetti di ghiaccio color blu mirtillo. Del resto occorrerà pure pensarci con qualche giorno d'anticipo ai regali di Natale, senza contare che io odio girare per il centro riducendomi all'ultimo tuffo, spingendomi a forza contro blocchi di masse isteriche e deliranti alla ricerca dell'ultimo paio di stivali taglia 37 rimasto in tutta la Lombardia. Anche no, grazie.

Ma è inutile girarci attorno, il migliore acquisto del 2010 è stato il Kitchen Aid rosso fiammante che mi è arrivato qualche giorno fa tramite corriere, ultimo prodotto delle mie scorribande di shopping online. Oltre che bello si è rivelato utilissimo: l'ho immediatamente messo alla prova nella preparazione della classica Chocolate Trifle Cake, ricettina trovata su "How to be a domestic goddess" di Nigella Lawson. A dirla tutta ho cercato di ingentilirla un po', sostituendo la marmellata di arance al ripieno cioccolatoso originariamente previsto.

Ingredienti:

400 gr di farina
300 gr di zucchero bianco
1 bustina di lievito
1 bustina di vanillina
50 gr di ottimo cacao in polvere
1 cucchiaino raso di bicarbonato
1/2 cucchiaino di sale fino
200 ml di panna liquida
3 uova medie
150 ml di olio di semi
175 gr di burro fuso, raffreddato
250 ml di acqua naturale, fredda.
1 vasetto di marmellata di arance

Per la glassa

130 gr di burro a pomata
50 gr di zucchero a velo
120 gr di cioccolato fondente
1 fialetta di essenza all'arancia

Il procedimento è lo stesso dei muffins: il segreto è separare, inizialmente, gli ingredienti secchi da quelli liquidi. Quindi, in una capiente ciotola ho mischiato la farina con lo zucchero, il cacao, il lievito, la vanillina, il bicarbonato ed il sale; in un altro contenitore ho sbattuto velocemente le uova con la panna.
 Qui entra in gioco il mio giocattolo nuovo: a velocità sostenuta ho azionato le fruste per emulsionare ben bene acqua, olio e burro fuso, quindi ho aggiunto gli ingredienti secchi tutti assieme e, solo quando il composto, dopo un paio di minuti, cominciava a diventare omogeneo, ho versato a filo le uova con la panna. Con la pala piatta il fidato Kitchen Aid ha provveduto a velocità moderata ad amalgamare tutti gli ingredienti per creare una crema abbastanza consistente e priva di grumi.

Ho infornato la pastella in una teglia rotonda con cerniera, attentamente imburrata, a forno già caldo (180°) per circa un'ora. Ho lasciato quindi la torta a freddare su una graticola e, nel frattempo, mi sono dedicata alla glassa. Niente di più facile, è bastato amalgamare il burro a temperatura ambiente con il cioccolato fuso in un pentolino, aggiungente lo zucchero a velo setacciato e la fialetta di essenza all'arancia.

Per completare l'opera, ho spaccato la torta ormai fredda a metà, aiutandomi con un filo, farcendo il disco sottostante con una generosa spalmata di marmellata di arance. Con una spatola di silicone ho quindi spalmato la superficie del dolce, bordi compresi, con la crema al cioccolato fondente. Ancora più deliziosa , questa simil-Sacher, se accompagnata da una buona tazza di The Earl Grey in una fredda domenica invernale, mentre fuori nevica.

domenica 7 novembre 2010

Torta di rose salata

La latitanza è stata lunga, lo so, e spero di farmi perdonare dai miei pochi aficionados con una ricetta semplice e gustosa, molto adatta a questa domenica sera fredda e uggiosa di inizio novembre. L'idea, in questo caso, è di quel genio della cucina della mia mamma, che riesce sempre a inventarsi qualcosa di interessante per reciclare avanzi e rimasugli, senza buttare niente e, allo stesso tempo, creare delle cenette deliziose per la gioia di noi golosastri.

Si dà il caso che sia avanzato un panetto di pasta di pizza dall'impasto preparato ieri, del peso di circa 500 grammi. E' bastato quindi spianarlo in una sfoglia spessa non piu di mezzo cm e disporvi sopra un paio di salsicce fresche del tipo ciauscolo (frutto dell'ultima scorribanda al paese di mio padre, nelle Marche) sbriciolate a fiocchetti, una decina di pomodori pachino tagliati a cubetti, una mozzarella a fettine e qualche oliva nera a pezzetti. Per completare l'opera è necessario semplicemente arrotolare il tutto e tagliare "la creazione" a fette di 4-5 cm, disponendole in una tortiera foderata di carta da forno unta, spennellando con olio evo ogni singola rosa.

Il lievito dell'impasto fa crescere le fette di rotolo, rendendole simili a rose e facendole unire. E' sufficiente farle riposare sul termosifone acceso per un'oretta. Si inforna per circa 20 minuti a 180° e si serve questa torta salata ancora calda. Noi l'accompagnamo con un bel bicchiere di birra fredda, se voi siete più virtuosi, buon pro vi faccia :-D

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